Incidenti di Roma: parla uno dei tifosi del Catania

Vi abbiamo già parlato ieri degli incidenti che hanno preceduto la partita tra Roma e Catania. La reazione del presidente siciliano Pulvirenti è stata secca, per lui vanno prese serie contromisure nei confronti degli ultras giallorossi. Spalletti invece ha ammesso che ciò che è accaduto non è piacevole ma anche sottolineato la correttezza dei suoi tifosi isolando i gesti di pochi teppisti che c'entrano poco con il calcio, tutto senza dimenticare quanto sia forte l'esigenza di agire contro queste persone.

Oggi però il quotidiano "Il Romanista" ha pubblicato un'intervista ad uno dei tifosi della squadra etnea rimasti coinvolti negli incidenti. Il ragazzo racconta che era passato da poco mezzogiorno quando in compagnia di una cinquantina di suoi compagni, non bardati con le abituali sciarpe, si dirigeva verso lo stadio. Il primo aspetto che l'ha turbato è stata la completa assenza di scorta, il gruppo infatti ha superato la prima zona di prefiltraggio senza subire nessun controllo.

All'improvviso, sempre secondo la sua testimonianza, hanno subito l'attacco alle spalle dai romanisti. Racconta:"Non immaginavamo assolutamente un attacco alle spalle, abbiamo risposto all'attacco con le mani e con le cinture. Ci siamo difesi con orgoglio e coraggio. I romanisti li stavamo massacrando. A quel punto, dal cuore della mischia il loro caporione ha strillato: Lame!".

A questo punto conosciamo il seguito della storia:"Dal nulla sono spuntati fuori i coltelli. Ci hanno colpito come dei killer addestrati, tre di noi sono rimasti a terra. Gli scontri li facciamo tutti. Ma le lame non le dovevano tirare fuori. Quando l'hanno portato qua, aveva un polmone completamente sgonfio".
Per fortuna il ragazzo colpito all'ascella e al polmone non è in pericolo di vita, ne avrà per "soli" venti giorni. Quello che resta agghiacciante è il constatare di quanto poco c'entri con il calcio il comportamento di questa gente.

Alla fine non c'è ragione e non c'è torto. Ha ragione Spalletti nel dire che questi episodi non hanno attinenza con la sua società, ma anche Pulvirenti non sbaglia quando ricorda di quanto duramente siano stati puniti i "suoi" tifosi o quelli dell'Atalanta, anche se meritatamente, in passato. Si parla sempre di giri di vite in questi casi, la verità è che alla fine i problemi restano e andare allo stadio è diventato un incubo per le persone normali, non certo per questi criminali.

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