La triste solitudine della Lazio

Non c'è pace per questa Lazio. Ci si aspettava una stagione soddisfacente, figlia di quel campionato scoppiettante che, lo scorso anno, ha visto i biancocelesti chiudere inaspettatamente al terzo posto in campionato. Invece i fatti (ed i punti in classifica) parlano chiaro. La qualificazione in Champions League, vissuta da tifosi ed addetti ai lavori come un ritorno in grande spolvero nel calcio europeo, non è servita a risollevare un ambiente che, mese dopo mese, si è depresso e ha riportato in auge l' autolesionismo tipico del laziale medio.

I mediocri risultati in campionato ed in coppa (se si esclude la bella prova contro il Real Madrid), hanno acuito in maniera quasi irrisolvibile i rapporti tra Lotito e la tifoseria; il presidente laziale, già poco amato dalla curva Nord fin dalla scorsa stagione e reo di aver concluso un deficitario mercato estivo, in questo momento è ritenuto il responsabile principale della disaffezione del popolo laziale.

Accentratore, orgoglioso, logorroico, ma anche preparato e colto, Lotito non è certamente il prototipo della simpatia; eppure, quel minimo di fiducia guadagnata dopo aver raggiunto il terzo posto in campionato sembrava l'inizio di un nuovo rapporto, più disteso tra curva e Lotito. Non è stato così, la Lazio ha cominciato a perdere terreno in campionato, è uscita mestamente dalla Champions League e, di domenica in domenica, cala inesorabilmente il numero di spettatori all'Olimpico. A fotografare quest'altro triste aspetto del tifo laziale è il numero di abbonati persi (oltre 25mila) in cinque anni dalla S.S. Lazio.

A onor del vero, il calo di presenze allo stadio è anche da collegare ad un problema più generalizzato che riguarda tutto il calcio italiano, dovuto all'ingresso a piedi uniti delle televisioni a pagamento, alla violenza, ad una crisi del potere di acquisto. E forse, nel caso dei laziali, anche ad un progressivo imborghesimento causato dai fasti cragnottiani.

La situazione rischia di travolgere tutto e tutti, squadra, tifosi e dirigenti. Sarebbe auspicabile una presa di coscienza da parte di tutto l'ambiente e perché no, un passo indietro rispetto alle proprie posizioni: la serie B è a soli due punti e domenica si va a casa del Torino...

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