Il bidone della settimana: Luther Blissett (Falmouth, 1 gennaio 1958)

Alcuni giocatori sono così scarsi da essere odiati. Altri sono così scarsi che vengono presto dimenticati. E alcuni sono talmente brocchi che sono persino amati e custoditi gelosamente nella memoria. Luther Blissett, una sola stagione al Milan negli anni Ottanta, fa parte dell'ultima categoria.

(tratto da Calcio, Storia dello sport che ha fatto l'Italia, di John Foot)

Nonostante il soprannome poco invitante affibbiatogli dai tifosi del Watford ("miss it", cioè "sbaglialo"), il presidente rossonero, Giuseppe Farina, acquista nell'estate del 1983 l'attaccante inglese, nato in Giamaica, Luther Blissett. All'operazione seguirono i soliti e prevedibili squilli di tromba della stampa: "Blissett subito cannoniere: Platini ha vinto con 18 gol? Milan, io ne segnerò di più", titolava la Gazzetta.

Ma l'inizio di campionato fu sintomatico di qualcosa che fece pensare a molto più di una semplice sola: goal sbagliati da mezzo metro di cui uno proprio al derby, palloni non stoppati che rimbalzano sui suoi rigidi stinchi e un drop rugbistico realizzato su rigore. Si narra che il suo primo penalty fu tirato con una ineleganza e goffaggine tale che per poco la palla non uscì dal Meazza. I tifosi non lo fischiarono ma gli tributarono uno spontaneo applauso figlio di un'ammirazione che aumentava di partita in partita.

A fine campionato le reti segnate furono solo 5 e Luther ritornò mestamente in Inghilterra. "Blissett me lo consigliò un giardiniere inglese" disse qualche tempo dopo il presidente Farina e non facciamo fatica a credergli. Ma la leggenda di Blissett doveva continuare. Il nome del calciatore fu adottato da un gruppo di scrittori di Bologna che pubblicarono un romanzo uscito anche in Gran Bretagna dal titolo "Q".

La vendetta è un piatto da consumare freddo e infatti il libro del Luther Blissett immaginario riscuote un gran successo. Uno degli anonimi autori del romanzo, solleticato sul perché avessero scelto proprio quel nome e quel personaggio, ha esposto una significativa metafora: Luther Blissett era il vero nemico del capitale, il giocatore che distruggeva ogni prodotto (i cross e gli assist nel suo caso) finito del Milan pre Berlusconiano, la mina vagante e rivoluzionaria del sistema capitalistico calcistico. Chi l'avrebbe mai detto di Luther, il bombardiere nero che sparava cannonate (a salve) ai portieri avversari.

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