Derby italiano, vittoria italiana!

L’Internazionale ha nel nome le caratteristiche di un porto trafficato in cui gli argentini si danno il cambio e confermano la proprietà commutativa, i brasiliani (e loro dominatori) dimenticano nella foga le regole del gioco, il colombiano ci va giù pesante con i calci e l’uruguagio, almeno lui, ci prova con l’unica cosa che bisognava

L’Internazionale ha nel nome le caratteristiche di un porto trafficato in cui gli argentini si danno il cambio e confermano la proprietà commutativa, i brasiliani (e loro dominatori) dimenticano nella foga le regole del gioco, il colombiano ci va giù pesante con i calci e l’uruguagio, almeno lui, ci prova con l’unica cosa che bisognava fare: tentare di scovare le chiavi della porta avversaria e scardinarla con la classe. Ma tant’è, la “marina nerazzura” vive di questi eccessi (c’è bisogno di menzionare lo slavo che non vuole far entrare la terna negli spogliatoi?) e così a ridacchiare è l’“esercito bianconero” in cui il comandante di Pieris si affida ai suoi prodi soldati, giovani e italiani.

Sì perché Balzaretti e Chiellini sono nati l’altro ieri e già si permettono di scendere in campo con l’incoscienza del campione consumato, Del Piero s’è fatto strada qualche anno prima e pure sul volto ha la felicità del bimbo, come un Foti qualunque che aspetta in panchina il suo turno e quando è il momento scalda i quadricipiti per guadagnare credito in questo mondo. Peccato (o per fortuna) però che Alex 10 anni fa segnava a Tokyo, e qualcuno forse lo ha dimenticato troppo in fretta. Non gli innamorati della Vecchia Signora però.

Abbandonando la digressione ecco che m’appare lo scugnizzo sorridente, con un ghigno che sa di rivalsa, poi il più guascone dei portieri, l’oriundo capellone, il civitavecchiese tutto grinta. Al di là delle Alpi poi le reclute più possenti: quel gigante buono della difesa, la torre più alta del centrocampo, quell’anguilla che sguscia tra le difese manco fosse ricoperta d’olio. A chiudere il cerchio gli ultimi due anelli che donano alle truppe torinesi quel pizzico (pizzico, capito?) di internazionalità: un brasiliano già vecchio che corre per tre e infine “Monsieur Ibrahimovic”, che come nel libro di Eric Emmanuel Schmitt dispensa si fiori, ma invece che del Corano hanno il profumo del calcio. Quella sopraffino, quello di chi vince il derby d’Italia con un gol del giocatore simbolo… d’Italia!

I Video di Blogo

Video, Olbia-Monza, Berlusconi ai tifosi: “Scusate, vi devo salutare perché devo andare a [email protected]