Di Canio: "Sogno di portare l'Inghilterra ad una finale mondiale"

Paolo Di Canio si racconta in un'intervista al Daily Mail. Il tecnico dello Swindon Town è sempre stato un uomo ambizioso e la promozione raggiunta la scorsa stagione (93 punti in League One al primo tentativo) rappresenta per l'ex attaccante un importante mattoncino per la sua carriera di allenatore. Negli ultimi giorni si è parlato molto di un episodio di cui si è reso protagonista dalla panchina, sostituendo il portiere dello Swindon, Wes Foderingham, dopo soli 25 minuti di gioco. L'ex calciatore di Lazio, Juventus, Napoli e Milan risponde piccato anche a Rio Ferdinand:

"Era confuso, ecco perché l'ho sostituito, non perché avesse sbagliato, altrimenti avremmo perso 8-0 e io sarei stato lo stupido allenatore di una stupida squadra. Sono uno straniero che cerca di insegnare la disciplina e le regole inglesi eppure la gente mi dice che non dovrei turbare i giocatori. Ho letto un tweet di Rio Ferdinand, che è mio amico, ma ha scritto: 'oh no, Di Canio è stato troppo duro, spero che quel portiere non abbia ora grossi problemi'. Ma al mio amico Rio dico: sono due anni che sei più su Twitter che in campo".

Per il tecnico italiano i giovani vanno educati con fermezza:"E' colpa nostra, diamo ai bambini di dieci anni un telefonino, diamo loro la tecnologia e li chiudiamo in una stanza senza comunicare con loro. Quando crescono e qualcosa va storto, non sono forti o duri abbastanza. Nel calcio prima eravamo abituati a lavorare e lavorare, ora, per alcuni giocatori, la priorità è l'orologio d'oro". Il lavoro al primo posto nei pensieri quotidiani: "Non sono come molti che pensano che sia abbastanza fare i 90' di allenamento e poi staccare la spina, anche quando vado a comprare la pasta e i pomodori penso alla sessione del giorno dopo. Mi prendo cura dei miei giocatori come se fossero fratelli e mi viene naturale dire quello che penso quando qualcuno sbaglia. Dopo 16 mesi insieme i giocatori mi conoscono e sanno che per quanto all'inizio possa essere delicato, a un certo punto metterò loro pressione, o la va o la spacca".

Harry Redknapp è uno dei suoi allenatori preferiti: "Non è un vero allenatore ma è molto intelligente, è furbo come una volpe. Alle volte mi lasciava fuori dagli allenamenti perché sapeva che avrei dato di matto se avessi parlato con lui, ma conosceva il mio impegno e diceva che sarei stato il primo giocatore che avrebbe inserito in una squadra ideale. Magari non ero il migliore tecnicamente ma per passione vorrei pure io un centinaio di Di Canio allo Swindon".

Due aneddoti della sua gioventù descritti senza filtri: "

Alla Lazio, a inizio carriera, ero un idolo ma ho vissuto a casa per 18 mesi per dare ai miei genitori tutto quello che guadagnavo al punto che non avevo nemmeno i soldi per comprarmi un'auto. E mio padre mi ha dato la miglior lezione della mia vita. Avevo 25 anni, ero una stella al Napoli, ero un marito e un padre. Ero arrabbiato per non essere stato convocato per i Mondiali del '94 e a tavola ho risposto male a mia madre. Davanti a tutti, comprese mia moglie e mia figlia, mio padre si è alzato e mi ha dato uno schiaffo. Me l'ero meritato, ero stato arrogante e stupido."

Infine il sogno della sua vita, allenare l'Inghilterra e portarla in finale di Coppa del Mondo:


"A 32 anni non pensavo che sarei diventato un allenatore ma il calcio è come una droga, una missione per me. Penso di fare altri due-tre anni allo Swindon, poi dieci anni in Premier League e infine la nazionale inglese per quattro anni, portandola a una finale mondiale. Lavoro a tutte le ore, studio ogni avversario per dare alla mia squadra i dettagli giusti per vincere. Non si possono risparmiare le energie se si vuole arrivare al top, non so se ce la farò ma è il mio sogno".

Foto | © TM News

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