L'indipendenza proclamata dal Kosovo riaccende la tensione nei Balcani. Corsi e ricorsi storici in casa Lazio: Kolarov, Behrami, Pandev e Tare adesso, Stankovic, Mihajlovic e Boksic nel 1999

"Gli albanesi devono morire tutti!" è lo slogan più cruento che riecheggia in questi giorni per le strade di Belgrado. La complicatissima questione balcanica sembrava aver raggiunto un periodo di stasi e calma apparente negli ultimi anni ma, nonostante lo sfaldamento della ex Jugoslavia, la moltitudine di etnie, lingue e religioni in perenne conflitto tra loro preoccupa nuovamente la comunità internazionale. Apparente perché la fresca dichiarazione di indipendenza del Kosovo, provincia autonoma della Serbia a maggioranza albanese ha riacceso antichi dissapori mai sopiti.

Era il 1999 quando dopo un decennio di tensioni la Nato intervenne direttamente contro la Serbia e l'Italia, guidata dal governo D'Alema, mise a disposizione le proprie basi aeree per i caccia bombardieri che partivano direttamente alla volta dei Balcani. "Perché ci tradite anche voi italiani?" si domandava un Mihajlovic dagli occhi lucidi. L'ex difensore laziale, insieme a Stankovic, quel giovanissimo connazionale impaurito e spaesato, andò sotto la curva Nord a deporre un mazzo di fiori in occasione dei primi bombardamenti aerei su Belgrado. Era troppo forte il legame con la patria, tanto che nel 1998 Stankovic si rifiutò di giocare contro Il Partizan Belgrado in Coppa delle Coppe.

C'era anche il croato Boksic in quella Lazio. E furono mesi di polemiche anche per la curva Nord che proprio in quel periodo si rese protagonista dello striscione che mandò su tutte le furie proprio Alen Boksic (e non solo). "Onore alla tigre Arkan" recitava il lenzuolo in curva. Arkan, braccio armato di Milosevic accusato di genocidio , era amico di Mihajlovic. Ma Boksic reagì duramente:


Sto male, molto male. Sono amareggiato e deluso anche perché quella scritta viene dai miei tifosi. Hanno reso onore a quello che tutto il mondo considera un criminale di guerra contro il mio popolo. Davvero non si rendono conto di quello che fanno.Se fossi stato in campo avrei smesso di giocare, ne sono sicuro. Queste cose non dovrebbero accadere.

E destino vuole che a distanza di otto anni nella Lazio militino diversi giocatori balcanici. Behrami, kossovaro di nascita ma trasferitosi in Svizzera durante l'adolescenza, Kolarov, serbo di Belgrado, Pandev, macedone di Strumica e Tare albanese di Valona. La speranza di tutti è di non vedere anche loro sotto la curva Nord a deporre fiori e che la crisi in Kosovo si risolva al più presto.

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