Abete e l'Aia rispondono alla Juve: "Campionato regolare"

Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha replicato con una lettera inviata al presidente Giovanni Cobolli Gogli e all'amministratore delegato Jean Claude Blanc, alle proteste della Juventus, che dopo il pessimo arbitraggio di Dondarini in occasione del match contro la Reggina, aveva lamentato i numerosi torti arbitrali subiti, a detta della squadra torinese, nel corso di tutta la stagione.

Abete ha dichiarato di comprendere l'amarezza della società bianconera ma è stato fermo nel ribadire che non c'è nessuna malafede nei comportamenti della classe arbitrale e nessun dubbio sulla regolarità del campionato. Alla replica del numero uno della Federazione si è unita anche quella dell'Associazione degli arbitri, che in una nota diffusa tramite il proprio sito internet ha sostenuto:

Il valore della nostra classe arbitrale ci viene costantemente riconosciuto dai massimi esponenti di Fifa, Uefa e Coni. Questo non toglie che i nostri arbitri, nessuno escluso, possano incorrere in errori di valutazione nel corso della direzione di una gara, così come è concesso l'errore a calciatori e tecnici senza mai dubitare della loro buona fede, altrettanto si deve concedere ai direttori di gara che scendono in campo ben preparati perché provenienti dalla severa selezione rappresentata dai nostri tornei.


aggiungendo che:

Esaurito il 25° turno del campionato di serie A, l'Associazione Italiana Arbitri precisa che totale responsabilità delle designazioni di ogni competizione calcistica della Figc è a essa affidata dal nuovo tatuto Federale. Settimanalmente l'Aia provvede a circa 18.000 designazioni delle quali 66 per le serie professionistiche. Per il grande interesse determinato dal campionato di serie A, è intuibile che eventuali critiche mosse a qualche direzione arbitrale possano assumere dimensioni non abituali per le altre competizioni‚ per analoghe situazioni che si verificano nei campionati di altre federazioni europee. È comprensibile che i dirigenti di tutte le società, nessuna esclusa, possano non condividere direzioni arbitrali o singole decisioni. Resta tuttavia indubbio che non può essere consentito alcun accenno a eventuali disegni discriminatori perché‚ ciò mortifica l'impegno profuso dalla nuova dirigenza Aia, condiviso dai 32.000 associati.

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