Coppa Uefa: Bruges Roma 1-2. Ho visto cose…

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… giallorossi da combattimento vincere in dieci al largo dei bastioni di Bruges. E ho visto un arbitro in formato “casalingo” balenare nel buio pronto ad esaudire le richieste del pubblico. Ma tutti questi momenti non andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… giallorossi da combattimento vincere in dieci al largo dei bastioni di Bruges. E ho visto un arbitro in formato “casalingo” balenare nel buio pronto ad esaudire le richieste del pubblico. Ma tutti questi momenti non andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di rialzarsi e combattere….

Roma ha vinto, in inferiorità numerica e con un direttore di gara parente stretto di quel Moreno rovina mondiali. Senza Totti, senza Chivu ma con una voglia di prevalere, di dimostrare, con la pazienza di aspettare e soffrire comune a chi c’è con la testa, a chi sa di valere.

Il Bruges ha spinto tanto, dimostrando buone capacità tecniche e movimenti palla a terra di buona fattura. Nella prima metà raramente è arrivato alla conclusione, lasciando spesso vaste praterie al contropiede “nemico”. E da una “falla” belga nasce il vantaggio capitolino: Panucci scende sulla fascia destra, cross a centro area dove Vanaudenaerde insacca, ma nella porta sbagliata.

Nel secondo tempo continui capovolgimenti di fronte. La Roma affonda spesso ma il Bruges non si tira indietro. Tra falli fischiati a caso e cartellini ammuffiti nel taschino, il Bruges trova il pareggio con un tiro da fuori di Portillo, liberatosi in maniera dubbia dalla marcatura di Dacourt. Entrate da dietro a forbice non punite con il cartellino giallo, o addirittura premiate con il fallo a favore, fuorigioco fischiati “random”. Questo è quello che ho visto. Poi il goal di Perrotta ed il palo in pieno recupero dei belgi, dimostrazione finale che esiste una giustizia divina, che Dio almeno per stasera è giallorosso.

Ancora una volta si è avuta la dimostrazione che l’AS Roma è una squadra vera, in tutti i suoi elementi, un gruppo unito che ha tatuato nelle viscere il significato del sostantivo sacrificio, sconosciuto fino a qualche mese fa. Queste mie parole che sanno d’impresa, cingono d’alloro la testa di undici leoni, undici combattenti, guidati dal loro generale.

C’è un certo omino, nato a Certaldo, cheto, educato, che ama il lavoro e le persone vere. Un uomo d’altri tempi che per nostra fortuna ha sbagliato epoca. Grazie Luciano, dodicesimo in campo.

I Video di Blogo

ROMA MILAN 0-0 I Rossoneri Resistono