37/a giornata. Parma-Milan, crocevia di emozioni.

Alberto Gilardino Gente che torna, gente che parte, gente che ringrazia, gente che saluta. Parma – Milan di domani è molto più di una semplice partita che può dire se i rossoneri potranno o no continuare a insidiare lo scudetto della Juventus anche nell’ultima giornata.
E’ la prima partita di Gilardino al Tardini con addosso una maglietta diversa da quella del Parma; è la festa di ringraziamento dei tifosi per l’entusiasmante cavalcata del girone di ritorno che ha regalato una salvezza inattesa con così largo anticipo; è il commiato certo di Marchionni dopo sei stagioni in gialloblù (con una breve parentesi a Piacenza); quello probabile di Paolo Cannavaro il cui rinnovo di contratto è sempre più lontano; quello possibile di Bonera, Corradi, Fabio Simplicio e altri senatori che attendono un segnale dalla società, pronti a imbarcarsi in nuove avventure.
Il tutto in un Tardini gremito come ai bei tempi, di tanti tifosi rossoneri (numerosi anche a Parma) che vogliono ancora credere al titolo, ma soprattutto di tanti parmigiani decisi a godersi in pace l’ultimo atto di una stagione tribolata, ma felice.

Proprio quei tifosi cui si rivolge Gilardino, chiedendo un bell’applauso per quanto fatto nelle sue tre splendide stagioni a Parma (51 gol in 97 partite di Serie A!) e poi avversari leali per novanta minuti. I fischi, quelli no, per favore. E’ addirittura imbarazzante che lo debba (cortesemente) chiedere, temendo che l’esultanza, peraltro misurata, dell’andata possa aver incrinato un rapporto fin lì splendido con i tifosi gialloblù. Non credo che l’attaccamento di un giocatore a una maglia, a una piazza, a una tifoseria si misuri in capriole e pugni stretti, anzi trovo profondamente ipocrita e di cattivo gusto la dilagante mania di non esultare contro le proprie ex squadre perché ogni giocatore (e gli attaccanti più che mai) è strafelice di segnare un gol ed è profondamente falso simulare un’indifferenza che in realtà non c’è.
Gilardino ha dato tanto al Parma (fino all’ultimo gol che ha salvato la squadra nello spareggio di Bologna) e il suo desiderio di confrontarsi con altri traguardi era legittimo vista la sua età e le condizioni della società, un desiderio peraltro sempre espresso con grande correttezza e lealtà, dedicandosi anima e corpo al Parma finché ne è stato un tesserato. Oggi forse, lo rivela tra le righe Bonera dopo un colloquio alla Borghesiana, il Gila rimpiange un po’ la vita di provincia, il posto fisso, la squadra che gioca per te, l’affetto incondizionato della gente, ma la sua crescita doveva per forza passare dalla lotta scudetto e dalla Champions League. Peccato solo che il Parma del terzo millennio non fosse in grado di garantirgliele.

Lo stesso discorso vale per Marchionni: domani il folletto di Monterotondo giocherà la sua ultima gara interna al gialloblù, una cosa risaputa che il ragazzo non ha mai voluto nascondere, facendo tuttavia capire che un atto di fiducia della società quando era infortunato e in scadenza di contratto lo avrebbe probabilmente portato a firmare un contratto in bianco. La società, complice anche la situazione incerta, non ha potuto o voluto dargli fiducia, logico che dopo il suo strepitoso campionato altre squadre gli abbiano messo gli occhi addosso. I ragazzi della Curva sembrano aver capito il suo comportamento e hanno apprezzato l’impegno messo in ogni gara disputata col Parma, fino all’ultima. Tanto da dare l’impressione di avergli perdonato anche il tradimento massimo: il passaggio all’odiata Juventus, costato salve di fischi a Fabio Cannavaro, Thuram, Mutu e, soprattutto, Buffon. Se Marchionni sarà salutato dalla standing ovation che merita, forse l’anno prossimo avremo il primo caso di un giocatore juventino non fischiato al Tardini. Il che sarebbe bello e istruttivo.

  • shares
  • Mail