Moggi: "Sono contrario ai gay nel calcio, non è un mestiere per loro " L'Arcigay: "Offensivo e ridicolo"

"Posso tranquillamente affermare che, nelle società dove sono stato, non ne ho mai avuti, mai". Come abbia fatto a conoscere a fondo gli orientamenti sessuali delle centinaia di giocatori transitati nelle società dove ha lavorato resta un mistero. Immediata la replica dell'Arcigay:


Dichiarazioni ridicole e offensive, sono tanti i giocatori professionisti omosessuali. Non è possibile contarli perché nascondono la loro sessualità solo per un discorso commerciale di immagine, da 'bello da vetrina' da vendere. Ricordiamo a Moggi, e a tutti quelli che la pensano come lui che sono tante le stelle dello sport che orgogliosamente si dichiarano gay e lesbiche.

Ma ce n'è un po' per tutti, Luciano Moggi non si ferma ai gay. In un'intervista condotta da Klaus Davi per «KlausCondicio», il contenitore di approfondimento in rete, prende di mira la sinistra italiana, Ilaria D'Amico, Urbano Cairo, i calciatori e le veline. Ancora Moggi sui gay:


Non so se i calciatori siano contrari ai gay in squadra, io sicuramente lo sono. Non avrei mai voluto un giocatore omosessuale. E anche oggi non lo prenderei. Supposto che dovessi sbagliare e ne scoprissi uno, farebbe prima ad andare che a venire. Sono un pò all'antica, ma conosco l'ambiente del calcio e, al suo interno, non può vivere uno che è gay. Un omosessuale non può fare il mestiere del calciatore. Nel calcio non ci sono gay, nè tra i calciatori né tra i dirigenti..


Non è razzismo, è un fatto di ambiente. Il calcio è un ambiente particolare, si sta nudi negli spogliatoi... Non ho amici omosessuali, frequento altre persone. Ma devo dire che gli omosessuali sono persone molto intelligenti, hanno la capacità di vedere le cose molto più di altri... Un gay non è certo da lapidare, ma il mondo del calcio non è fatto per loro.

Moggi e i calciatori:


Il livello intellettuale dei calciatori è molto aumentato, non è più quello di prima. Del Piero è molto colto, Ibrahimovic, Vieira, Nedved e molti altri sono divoratori di libri. Però hanno un difetto: vogliono un sacco di soldi, e vogliono essere anche padroni della società, e questo non è possibile. Se non gli dai quello che vogliono, e certe volte non glielo puoi dare, se capita l'occasione, ti sparano addosso. Vogliono comandare, ma i giocatori devono essere dipendenti. Nella gestione di questo aspetto psicologico, l'Inter sarebbe ultima in classifica.


Oggi i calciatori vogliono provare cose nuove, vogliono provare di tutto. Io sotto questo profilo li tenevo a bada, volevo evitare per quanto possibile che andassero nei locali notturni. A Torino è molto facile, diciamo che è un grande paese: basta che facciano una mossa sbagliata e la si conosce immediatamente. Però ci sono città grandi, come Milano, ed è lì che bisogna fare la massima attenzione perchè i calciatori possono incontrare anche donne adulatrici...


Peccano più che altro di ingenuità. Noi alla Juventus offrivamo il modo di lavorare divertendosi e, in più, anche il divertimento, ma il divertimento giusto. Ho sempre detto ai miei ragazzi: "Attenzione, io non vengo a cercarvi, ma se vi trovo...". Sapevano che io non scherzavo. E ho sempre avuto un rapporto bellissimo con tutti. Ero per loro come un fratello.

Moggi e la sua gestione Juventus:

Ero arrogante, ma essere arroganti non è mica un reato... Cercavo di difendere un'azienda che in pratica non aveva un padre. Morti Umberto e Gianni Agnelli la Juventus era senza padre e senza madre, non avevamo i fondi perchè gli azionisti non mettevano i soldi, non avevamo televisioni e quindi eravamo al di sotto rispetto agli altri, perchè la Rai era con i tifosi romani e laziali, per non parlare di Mediaset e Sky... Dovevamo arrangiarci, fare la parte di quelli forti e forti non eravamo

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Moggi e la sinistra italiana:

Io operaio, figlio di operai, credo di essere stato una vittima del centrosinistra. Su questo non c'è dubbio. Non ritengo che sia una colpa parteggiare per Berlusconi. Io dico tranquillamente che ho votato per lui e ne sono felice. Berlusconi voleva che io andassi a fare il dirigente del Milan. La notizia, anche se vaga, è trapelata così improvvisamente nel mondo del calcio che può darsi abbia creato del malumore in certe persone». Sulla sinistra e il risultato delle recenti elezioni, Moggi ha commentato: «Sono felice che li abbiano spazzati via. Ma non faccio di tutta l'erba un fascio. Stimo Veltroni, per esempio.

Moggi e le veline:

Quello del calciatore e della velina è un sistema che fa comodo a tutti. Le veline approfittano del nome del partner per mettersi in evidenza e fare anche di più di quello che possono fare. I giornali hanno tutto l'interesse che ciò avvenga perchè così vendono di più. Fa comodo soprattutto a quanti criticano questo stato di cose, perchè sono loro i primi a giovarne. In ogni caso è difficile trovare nelle giovani di oggi buone mogli.

Moggi e Ilaria D'Amico:

Non è vero che mio figlio voleva conquistare Ilaria D'Amico. Per lei questa storia è stata un'occasione e l'ha sfruttata, penso che abbia usato il nome Moggi per farsi pubblicità. Comunque si è sempre comportata bene, non l'ho mai sentita straparlare. Ha approfittato solo di un'occasione, e credo sia umano da parte sua, anche se non corretto.

Moggi e Urbano Cairo:

Cairo? Il calcio non è il suo mestiere. Il presidente del Torino ha fatto degli sforzi, ma ha fatto degli sforzi perchè doveva rendere più visibile la Cairo Editore. In quello è riuscito pienamente, nel Torino meno. Cairo si è accompagnato purtroppo con persone che non hanno titolo a stare nel calcio a quel livello, ma d'altra parte il calcio non è il suo mestiere.

(parti di trascrizione dell'intervista sono tratte da Leggo online)

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