Il calcio e la politica

Il calcio dovrebbe essere uno sport come gli altri, in cui la cultura della vittoria dovrebbe essere insegnata in modo simile a quella della sconfitta. Il calcio è nato per divertire, giocatori e spettatori, per discuterne, chiaccherarne davanti ad una birra, socializzare.

Nelle ultime stagioni, ma soprattutto in quella in corso, sembra che alcuni gesti politici abbiano suscitato particolare scalpore. Cosa c'entra la politica con il calcio? Beh, a dire il vero di parlamentari direttamente o indirettamente coinvolti in società calcistiche o cariche dirigenziali ce ne sono sempre stati. Più che altro si è voluto sottolineare come alcuni gesti raffiguranti ideologie di estrema destra o estrema sinistra, possano fomentare la piaga della violenza negli stadi.

Nello specifico si parla del braccio alzato di Paolo Di Canio e del pugno chiuso di Cristiano Lucarelli. Il laziale ha pagato a duro prezzo le sue "ragazzate" con multe e squalifiche, per Lucarelli nulla. Perchè! Sembra che l'apologia al fascismo sia un "reato" più grave dell'apologia al comunismo. Non mi schiero, non per codardia, ma perchè credo sia giusto così. Sia giusto che la politica venga lasciata fuori. Credo che un tifoso in curva prima di abbracciarsi con il vicino non debba chiedergli la tessera di partito. Godiamoci lo spettacolo del giuoco del calcio (Moggi, Carraro & Co. permettendo) , per le altre cose ci pensa già Bruno Vespa tutte le sere.

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