Il giorno dopo Italia-Olanda: di chi la colpa della debàcle?


L'Olanda non è una grande squadra: piuttosto la serata di Berna ci ha consegnato un'Italia a cui manca qualcosa, forse un buon allenatore, forse la giusta determinazione. I campioni del mondo, nonché favoriti per questa competizione, si ritirano a Maria Enzersdorf nauseati dalla pessima sbornia causata dalla valanga Oranje; di sicuro nelle loro teste v'è voglia di rivalsa e la prossima sfida contro la Romania assomiglia già a una finale. Ma dove affonda le radici l'incubo di ieri? (Vota il sondaggio)

Innanzitutto il responsabile numero uno è Roberto Donadoni: il ct azzurro ha poca esperienza e al suo esordio in una fase finale di un torneo così importante ha mostrato tutti i limiti. Una delle colpe maggiori, ad avviso del sottoscritto, è quella di non aver saputo dare la giusta cattiveria e fame agonistica ad un gruppo sicuramente appagato per la vittoria mondiale di due anni fa; ieri sera la sua brigata sbandava a destra e a manca ai colpi delle sortite olandesi, correndo spesso a vuoto e mostrando polveri che definire bagnate può sembrare un eufemismo.

Ma il tecnico bergamasco ha pagato anche a livello tattico la sua poca accortezza nel preparare il match: contro i lunghi e ferrigni difensori avversari ha presentato un improbabile tridente coperto da un centrocampo tutto rossonero. Chissà che non sia stato influenzato dai suoi passati milanisti, ma di certo tre su tre direttamente dal Milan nella zona nevralgica del campo è parso un azzardo fuori luogo: il trio in questione ha offerto un'annata opaca e da Gattuso, per citarne uno, non ci si poteva aspettare di più di quanto ha dato ieri (corsa scriteriata e poco altro).

Contro l'atteggiamento guardingo e pronto ad esplodere dei ragazzi di Van Basten era più consono un 4-4-2 con un centrocampo più polposo e due punte intercambiabili come Toni e Del Piero. De Rossi pareva imprescindibile e dopo ieri lo è ancora di più, magari con Pirlo al suo fianco per contenere le folate avversarie e al contempo offrire fosforo e piedi buoni in doppia razione. Sugli esterni, assodati Zambrotta e Panucci (anche se il Grosso visto a Berna sarà riconfermato a furor di popolo) a fluidificare, un Camoranesi e un Perrotta avrebbero garantito più soluzioni offensive a una squadra ieri apparsa abulica per la prima ora.

Del Piero, Cassano e Grosso hanno fatto cambiare ritmo quando ormai era troppo tardi: perché non stravolgere l'attacco già a fine primo tempo? Donadoni anche in questo ha commesso inspiegabili leggerezze e dovrebbe rimuginare non poco sul ritardo che ha impiegato per effettuare i sospirati cambi. Inclusi quelli in una difesa oggettivamente scarsa composta da un duo che in Serie A ha offerto prestazioni discutibili: l'assenza di Cannavaro si fa sentire, ma intestardirsi su una coppia così poco affidabile è segno che non tutti gli ingranaggi sono ben noti al nostro ct.

Cosa cambiare contro la Romania? La squadra dell'est è chiaramente più scarsa di noi e se non ci facciamo prendere dal panico o dalla frenesia i tre punti dovrebbero essere scontati: 5 o 6 undicesimi saranno cambiati ed è opinione diffusa che Grosso e Zambrotta sono i giocatori adatti per gli esterni, mentre Materazzi potrebbe e dovrebbe rifiatare per Chiellini, reduce da un'ottima annata alla Juve. A centrocampo non si può tenere fuori oltre De Rossi, affiancato da Pirlo, e se si vuole insistere sul 4-3-2-1 (che contro la tattica catenacciara dei rumeni potrebbe funzionare) che quei 2 siano Del Piero e Cassano. Se anche allora assisteremo a uno spettacolo indegno come quello di ieri sera, beh, allora è bene abbandonare le montagne elvetiche e gettarsi sui divanetti del Billionaire senza patemi. Con Donadoni, ct dell'Italia, per altri due anni.

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