Lotito e gli Irriducibili, i motivi di una lunga guerra

Lamberto Giannini, dirigente responsabile della Digos di Roma, spiega tutte le tappe che hanno portato il presidente della Lazio e il gruppo trainante della curva Nord laziale ad un conflitto che dura ormai da tre anni. Giannini è stato sentito come testimone nell’ambito del processo su un fallito tentativo di scalata Lazio Calcio da parte di un fantomatico gruppo industriale ungherese che ha coinvolto nove imputati, tra cui Giorgio Chinaglia e quattro leader degli Irriducibili:


All’inizio i rapporti tra Lotito e gli Irriducibili erano buoni. Poi la frattura, se così si può chiamare, ci fu quando il presidente della Lazio annunciò il progetto di voler costruire un nuovo stadio. Ciò gli provocò l’accusa che questa iniziativa fosse una mera speculazione immobiliare e non rappresentasse un interesse per la società. Augurarsi la morte a Lotito perché andasse via dalla Lazio diventò una ragione di vita per alcuni ultras.

Giannini entra nei dettagli quando ricostruisce le dinamiche e i rapporti tra le due parti, sostanzialmente mutati nel tempo:

Inizialmente c’era una palese non belligeranza. Gli Irriducibili si impegnarono a portare gente sotto la sede dell’Agenzia delle Entrate quando Lotito voleva ottenere la rateizzazione del debito fiscale e a esporre striscioni contro Capitalia, quando l’istituto di credito sembrava sponsorizzare l’altro potenziale compratore del club, Tulli. La situazione cambiò nell’agosto 2005 , quando Lotito annunciò il progetto del nuovo stadio. La contestazione fu espressa con diversi striscioni apposti durante le partite, nonché con dichiarazioni durante trasmissioni radiofoniche.

Quindi il propagarsi della contestazione che si inasprisce anche a causa dei "tagli" operati da Lotito:

La contestazione aumentò con l’avvento di Giorgio Chinaglia che affermò di voler comprare il club per conto di un fantomatico gruppo farmaceutico ungherese. Contemporaneamente notammo che l’attività commerciale di Original Fans legata agli ultrà, soffriva di una grave crisi finanziaria, proprio per la presenza di Lotito che pubblicamente si era vantato di aver tagliato, come invece avveniva con la precedenti gestioni societarie, alcuni privilegi in favore delle tifoserie.

Nella primavera del 2006 si scopre che l'affare Chinaglia è una colossale bufala. Gli Irriducibili, afferma Giannini “scoprirono che non c’era alcun gruppo ungherese intenzionato a comprare la Lazio. A quel punto Toffolo e i suoi sodali, proseguirono nell’attacco al presidente accantonando la questione finanziaria e puntando solo sulle minacce e sulle intimidazioni”.

Al processo è stata sentita anche Elisabetta Cragnotti , figlia di Sergio, che dal 1995 al 2000 fu amministratore delegato della società biancoceleste. La Cragnotti ha confermato l'esistenza di una rete di "favori" concessi agli ultras. In occasione delle cinque partite di cartello che si giocavano in casa la società finanziava le coreografie con 25 mln di lire per ognuna. Inoltre la Lazio dava circa 800 biglietti ad incontro al gruppo di tifosi e li metteva in bilancio come "spese di rappresentanza".

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