Montella come Conte, il calcio italiano cambia con loro (e le loro idee)

Il coraggio della Fiorentina, sottolineato da Vincenzo Montella, dà coraggio al campionato. Ovvero alle ipotetiche contendenti della Juventus, che poi sono il Napoli, idealmente la Roma, strutturalmente Inter e Milan. Ma il vero messaggio è un altro, e nella rivoluzione calcistico-culturale dettata nella passata da Antonio Conte fissa un nuovo passo avanti: il gioco della Juventus si può contrastare (forse) utilizzando i medesimi ingredienti.

Chiaro che poi, a oggi, può non bastare un calcio espresso al 110% del proprio potenziale, come accaduto alla bella Viola vista al Franchi contro i bianconeri, contro una Vecchia Signora stanca nella testa e nel corpo, a tratti frastornata e rinunciataria, quindi soltanto al 50% del proprio standard. Oggi, però, non è domani.

La questione è più che altro quando e chi cercherà la nuova strada come fatto da Montella (che di Conte resta uno dei primi estimatori, oltre che amici). Lo stesso ex allenatore di Roma e Catania si è progressivamente convertito al 3-5-2 che inizia a tracimare per onnipresenza sui campi di Serie A e Serie B: oggi il modello Juve è troppo forte per non venire recepito, per lo meno in Italia, mentre in Europa comanda ancora il 4-2-3-1, soprattutto in Champions League. E la rivoluzione bianconera è ancora in piena opera di compimento: il record di 44 gare senza sconfitte resta un dato impressionante al quale ancora in pochi riconoscono un peso che andrebbe ribadito quotidianamente.

Ne parlano più assiduamente all'estero, per paradosso. Anche sulla rivista ufficiale dell'Uefa, dove il grande tecnico olandese Rinus Michels ribadisce il carattere offensivo della difesa a tre (che non è la difesa a cinque, vero Mondonico?) nonché la complessità calcistica che permea questo sistema di gioco propositivo. Serve intelligenza da parte di tutti gli effettivi, lo stesso Montella ne ha ripreso il concetto nella conferenza stampa del post-partita.

Un'intelligenza che in primis viene dalla guida tecnica, della quale i calciatori sono spesso tacciati di esserne l'antitesi, e che invece per questi significa soltanto l'espressione compiuta, fattuale, della fiducia totale nell'allenatore. Categoria quest'ultima che in Italia resta ancora, ahinòi, compressa nella diffidenza dei presidenti, primi interlocutori dei calciatori nel 70% dei club di Serie A.

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