Riflessioni sul calcio di oggi

La voragine che si è aperta ormai due settimane fa pare esiziale e tremendamente mortale per quello che era una volta un gioco: il calcio, appunto. L’italica gente ovviamente non è rimasta indifferente e ha iniziato a sfogare anni di sconfitte, così come anni di vittorie, con arringhe tanto pittoresche quanto fondamentalmente inutili. Quello che

La voragine che si è aperta ormai due settimane fa pare esiziale e tremendamente mortale per quello che era una volta un gioco: il calcio, appunto. L’italica gente ovviamente non è rimasta indifferente e ha iniziato a sfogare anni di sconfitte, così come anni di vittorie, con arringhe tanto pittoresche quanto fondamentalmente inutili. Quello che è stato definito sagacemente “sistema Moggi” è saltato alla ribalta, sì tanto che Vespa nella sua seguita trasmissione “Porta a Porta” ha apostrofato l’ex dg della Juventus “il Padrino del calcio italiano”.

Inutile negare che la voglia di rinascita di milioni di tifosi e sportivi italiani deve passare ineluttabilmente dall’individuazione di un capro espiatorio forte, le cui caratteristiche calzavano a pennello con la losca figura di Luciano Moggi. Tuttavia il famigerato ormai “sistema Moggi” non è che un palliativo, una scusa per far finta di risolvere il problema: come se ci autoconvincessimo che estirpare una massa tumorale al fegato sia abbastanza per assicurare la guarigione. Le metastasi, ahinoi, sono però disseminate così tanto che bisognerebbe parlare di “sistema calcio”. Il problema è gerarchizzato e se a capo della piramide vi si trovava Franco Carraro non può il solo Moggi far parte di uno dei gradini sottostanti: in altre parole, il calcio rimarrà zuppo di fango fin quando non si arriverà al nocciolo del problema.

Suddetto nocciolo potrebbe essere un po’ più conosciuto se solo ci ponessimo delle domande. La più importante delle quali è: chi ha fatto uscire queste cose? E soprattutto perché? E’ chiaro che c’è una mente superiore, un manovratore che sta nell’ombra e che dirige i giochi per poi trarne vantaggio in futuro. Magari con la Juve in serie C. Un altro quesito che sorge poi spontaneo è: la truffa si è perpetuata anche in questo campionato? La cosa pare scontata ma se è vero che due dei principali manovratori dell’inganno erano Bergamo e Pairetto, allora bisognerebbe valutare se anche l’attuale designatore arbitrale Mattei fosse in contatto con gli alti dirigenti del calcio.

La verità, in definitiva, è che sappiamo solo una piccola percentuale del marciume generale. Le trame sotteranee che tessevano i vari dirigenti saranno a noi sconosciute e così solo il “padrino” per ora è sulla forca. Ma il sistema è totalmente tarlato che non basterà una lucidata per farlo sembrare a posto: il giocattolo è rotto, amici. Per farlo rifunzionare c’è bisogno di tutta la verità, non solo di quella edulcorata. Quella che, in fondo, piace a tutti.

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