Verso Italia-Spagna: il gioco discreto degli azzurri contro il pessimismo iberico

Domenica sera l'Europa intera guarderà con un pizzico di curiosità l'ultimo quarto di finale di questo Europeo: nel Prater di Vienna si sfideranno due squadre che non sono solite incontrarsi in competizioni ufficiali, due modi di fare calcio storicamente diversi, il vigore latino racchiuso in 22 atleti e un prato verde. Ma la partita di domenica sera, non andando a pescare dati da almanacco o concezioni filosofiche, concederà più di una risposta a una domanda che un po' tutti si sono posti: vincerà ancora l'Italia pasticciona che dalle difficoltà si esalta e ne esce sempre con maestria o questa volta trionferà la gioventù, la sfrontatezza, la squadra favorita?

Perché la Spagna di Aragones, fino a questo punto, ha mostrato un calcio chiaramente migliore della truppa di Donadoni che anche contro la Francia ha vinto ma non convinto. Le Furie Rosse invece hanno affrontato con le riserve i campioni in carica della Grecia e hanno sfoderato la terza prestazione convincente di fila, facendo filotto di vittorie nel Girone D e impressionando addetti ai lavori e tifosi. Ma nelle partite secche, il calcio ci insegna, spesso non basta la brillantezza: basta un guizzo di Buffon o una incertezza di Marchena ed ecco che i pronostici si sovvertono in men che non si dica.

Ma quale sarà lo stato d'animo delle due formazioni alla vigilia? Gli iberici sono forti e lo sanno: hanno un 11 titolare che non pare aver falle, benché qualcuno indica nella difesa il tallone d'Achille di questo team. Casillas è un portiere affidabile, Puyol e Marchena offrono sufficienti garanzia in difesa e Capdevila e Ramos sono ottimi stantuffi sugli out. Ma è dalla cintola in su che la Spagna impressiona: Senna e Xavi garantiscono ottime geometrie al centro del campo relegando ragazzi come Xabi Alonso e Fabregas a scaldare la panchina, Silva e Iniesta (ancora alle prese con i postumi della gastroenterite e in dubbio contro gli azzurri, pronto Cazorla) sono altrettanto efficaci nell'impostazione e nell'offrire il passaggio giusto. David Villa e Fernando Torres in attacco non hanno bisogno di essere incensati.

Contro questa formazione un'Italia che anche contro la Francia non ha convinto: in superiorità numerica per più di un'ora, con Ribery fuori dopo poco e Domenech in panchina, i gol di Toni non sono arrivati, gli schemi più compositi consistevano in lanci lunghi e la partita s'è decisa con due calci piazzati. Zapatero, anche per questo, è convinto che la sua Spagna vincerà 3-2 ma la realtà dice che gli iberici non battono gli azzurri dal 1920 in una competizione ufficiale e questo probabilmente è anche il motivo per cui i tifosi spagnoli sono così pessimisti. Nei forum e non solo si sottolinea la cronica incapacità delle Furie Rosse di affrontare le grandi partite con la giusta cattiveria: un po' come 2 anni fa in Germania quando, dopo un girone vinto sul velluto, la loro corsa si fermò agli ottavi con la mediocre Francia.

Non solo la storia quindi, ma anche la paura di fare il salto di qualità: è dal '64 che la Spagna non vince un torneo importante, giocava Suarez. L'Italia è invece campione del mondo ma ancora alla ricerca di se stessa: domenica sera scenderà in campo senza Gattuso e Pirlo, con Barzagli non più facente parte del gruppo e Chiellini che dovrà fermare il duo terribile. La sensazione è che il risultato è quantomai incerto: vincerà la squadra più forte o quella più furba?

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