Europei 2008: la Rai li ha raccontati decisamente male

La nostra "amata" televisione pubblica un passettino in avanti rispetto a due anni fa lo aveva fatto: acquistare i diritti per tutte e 31 le partite degli Europei austro-elvetici faceva ben sperare i calciofili estivi, in barba ai Mondiali del 2006 quando Sky s'era aggiudicata tutto il cucuzzaro lasciando le briciole a mamma Rai. Ma oggi, 30 giugno, all'indomani della finale vinta dalla Spagna è tempo di fare bilanci anche per quanto riguarda la qualità del servizio offertoci: trasmissioni quotidiane, approfondimenti e, immancabile, la partita serale hanno offerto spunti per constatare che in fondo i geniacci delle prime tre reti non ci sanno fare più di tanto.

Si salvano solo gli autori delle clip e gli addetti al montaggio: chi ci ha messo la faccia o la voce, invece, non se l'è cavata alla grandissima, forse non per demeriti propri quanto per questioni anagrafiche, scolastiche e di dizione. Sorvolando circa la copertura da Casa Azzurri dove Bisteccone Galeazzi si spaparanzava su una sedia che a fatica lo conteneva dopo la succulenta cena e Varriale esprimeva la sua napoletanità con quell'accento da scugnizzo, spostiamoci negli studi italiani dove ha catalizzato la scena un baffuto sentenziatore, quel Marino Bartoletti al limite del sopportabile che ha intriso di saccenza stucchevole ogni suo intervento. I Lauro e le Ferraris di turno lo facevano "andare" come se fosse il depositario di tutta l'ironia e la competenza del mondo: gli spettatori di casa hanno imparato a cambiare canale.

Grandi anche i moviolisti: l'imbalsamato e vetusto Carlo Longhi ha offerto la sua esperienza per conciliarci pisolini inattesi (anche perché di moviole il tifoso italiano ne ha le tasche piene), il buon Tombolini si è inventato il semaforo facendoci finalmente capire la regola del fuorigioco. E la sera c'era poi l'immancabile appuntamento con Notti Europee in cui il suddetto ex arbitro belloccio e brizzolato duettava con Teo Teocoli come se stessero nel salotto di casa propria, con un Jacopo Volpi talmente a suo agio da apparire poco professionale e per niente contagioso. Qualche sorrisino, però, il caro Teocoli ce l'ha regalato: almeno questo.

Ma passiamo al piatto forte: le telecronache dei match! Quelle principali sono state affidate all'improbabile duo Civoli-Bagni: il primo è l'istituzione fatta persona (mai un picco, un minimo di verve, un po' di sano pathos), il secondo, abbrozzantissimo e sempre su di giri, s'è riscoperto gufo, logorroico e precipitoso. Dopo pochi minuti dall'inizio delle partite già le leggeva come fossero passati tre quarti d'ora, salvo poi essere puntualmente smentito; e poi ostentava una iper-conoscenza del calcio con l'apice raggiunto nella frase "perché io seguo 3-4 partite a settimana del campionato russo". Complimenti!

Ma la cosa più insopportabile, e non si capisce perché alla Rai non facciano niente, è quella erre moscia di Fulvio Collovati, soporifero e fastidioso all'udito (e non solo per i suoi problemi fonetici). Velo pietoso sull'ormai andato Carlo Nesti, professionale e serio ma esaltante come una puntata di Linea Verde, o sulla donna più esperta di pallone, al secolo Carolina Morace: telecronista il primo, commentatrice la seconda, rappresentano il "vecchio" che avanza. Poi c'era il più googlizzato di tutti: chi è Ubaldo Righetti? Ah si, giocava nella Roma degli anni '80 prima di svernare al Pescara: si, va bene, ma che ci fa a commentare gli Europei?

Ma insomma, chi si salva dal naufragio? A mio modesto parere il solito ed eterno Stefano Bizzotto, il più puntuale e spassoso dei telecronisti per antonomasia, trasuda passione da ogni parola che dice circa i 22 in campo e amante della Germania tanto da dormire nel ritiro coi tedeschi. E poi una coppia: uno dei momenti più piacevoli, e non solo per il gioco espresso, è stato il quarto di finale tra Olanda e Russia. La cronaca di quella partita è stata affidata a Cerqueti coadiuvato da Dossena: esaustivi e con un buon timbro, abbastanza ferrati e mai sopra le righe. Anche se Beppe tifava spudoratamente Russia.

Insomma, tanta pubblicità, soldi spesi e proclami alla vigilia e alla fine, se non fosse stato per il dio pallone che comunque ha incollato allo schermo milioni di italiani, il pubblico da casa si è sorbito un esercito di antipaticoni anche un po' scarsini. In questi casi rimpiangi Piccinini o Caressa alla telecronaca, Bergomi e persino Altafini al commento. E poi Ilaria d'Amico è più graziosa di Paola Ferrari. Sperando che Bartoletti se ne vada in vacanza per un bel po'...

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