I dubbi di Ancelotti: dalla difesa a Kakà

Non è solo l’imbarazzante prova fornita Mosca contro il Chelsea a preoccupare in casa Milan. L’inaffidabilità di Kalac, palesata in queste prime amichevoli, unita alla maldigerita presenza forzata di Dida a Milanello, non stanno facendo altro che spingere Christian Abbiati ad impadronirsi del ruolo di titolare per la porta. Abbiati che, per altro, sta offrendo

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Non è solo l’imbarazzante prova fornita Mosca contro il Chelsea a preoccupare in casa Milan. L’inaffidabilità di Kalac, palesata in queste prime amichevoli, unita alla maldigerita presenza forzata di Dida a Milanello, non stanno facendo altro che spingere Christian Abbiati ad impadronirsi del ruolo di titolare per la porta. Abbiati che, per altro, sta offrendo delle buone prove ma che, di fatto, è considerato il male minore, più che il più affidabile.

La difesa fa acqua da tutte le parti. Il quartetto iniziale è di tutto rispetto: Oddo, Nesta, Kaladze, Zambrotta o, in alternativa, l’ex blaugrana a destra al posto di Oddo e Jankulovski a sinistra ma, non da garanzie di continuità. Nesta è già rotto prima di cominciare ed è soggetto ad infortuni, così come il compagno georgiano. I due Azzurri non sono più dei ragazzini, e il ceco non ha mai convinto pienamente.

In più, come alternative principali abbiamo il grande Paolo Maldini e Daniele Bonera. Ma, chiediamoci, quante partite potrà giocare il Capitano rossonero? Dieci? Quindici? Forse venti? E Bonera? E’ un buon giocatore, ma riuscirà a mantenersi su alti livelli qualora fosse chiamato a giocare con continuità?

Il reparto più in salute sembra essere il centrocampo. Di fatto è lo stesso delle ultime stagioni, con l’imprescindibile Andrea Pirlo, l’indispensabile Gattuso, il redivivo Ambrosini, capitano in pectore e, il lussuoso Clarence Seedorf. A questi vanno ad aggiungersi l’eclettico Antonini e, quello che, a mio modestissimo parere, è stato il colpo migliore della campagna acquisti rossonera: Mathieu Flamini.

Il francese ex-Arsenal è un mastino con i piedi buoni ed un ottima visione di gioco, può giocare con Pirlo e, all’occorrenza, addiritura in vece di Pirlo, se pur con meno classe. E’ giovane e non è costato niente. Superflui, il pur utile Christian Brocchi e il misterioso Emerson.

In attacco, emergono altre note dolenti. Per l’indomabile Pippo Inzaghi vale lo stesso discorso di Maldini: se c’è e sta bene, gioca lui e sappiamo con quali risultati. Ma quante partite potrà fare in una stagione? Ecco perchè serve Borriello che, però, neanche abbiamo iniziato e già è finito sotto i ferri. E resta sempre l’incognita se sia da Milan o meno.

Ed ecco allora che ci si concentra sul Trio delle meraviglie, il Ka-Pa-Ro o come volete chiamarlo. Kakà, Pato e Ronaldinho. Gli ultimi due stanno brillando nella preparazione pre-olimpica: il Dentone pare rinato e il Papero è giovanissimo e quindi in continua crescita. Ma come metterli in campo?

C’è chi parla di tutti e tre sulla trequarti dietro all’unica punta (che in questo momento non c’è); c’è chi dice invece che i due fantasisti devono giocare dietro la punta (con il modulo ad “albero”): ma chi fa la punta? Certo, in questo momento Pato, perchè è l’unico sano. Ma non è una prima punta. E con Borrielo o Inzaghi, cosa farà Ancelotti? Metterà fuori il Papero?

Curioso come il dilemma dell’allenatore rossonero potrebbe essere parzialmente risolto dalle precarie condizioni di salute del Pallone d’Oro. Kakà infatti, non sta bene. Non si è ancora ripreso completamente dall’operazione al ginocchio e si è fermato ai box. La sensazione è che si tratti di uno di quegli acciacchi che ti trascini dietro per molto tempo.

Non quegli infortuni-crack, gravi, che ti mettono fuori uso totalmente per un po’ di tempo, ma poi, al rientro, sei come nuovo. Sembra più un fastidio che, con qualche infiltrazione ti può anche permettere di giocare, ma mai al 100 per cento e sempre con il timore di aggravare la situazione.

Il protrarsi di questa situazione potrebbe portare Ancelotti a schierare spesso e volentieri Ronaldinho, come unico trequartista, dietro a due punte: quella centrale (Borriello o Inzaghi, a seconda di chi non è rotto) e la seconda, di movimento, Pato. Tatticamente la soluzione migliore, ma che taglia, almeno provvisoriamente, il giocatore più forte della rosa rossonera, il numero 22.

Insomma non sarà una stagione facile neanche questa per il Milan e i suoi tifosi. Resta al buon Carletto trovare la soluzione del rebus e restituire al campionato italiano e all’Europa, una squadra in grado di vincere e convincere.