Sciopero del tifo, stadio mezzo vuoto: la figuraccia della Juventus (e dei suoi tifosi)

Lo sciopero del tifo allo Juventus Stadium contro il caro-prezzi ha creato un clima surreale durante la partita di Champions con lo Shakhtar, ma quali sono le ragioni? E quando finirà?

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Il risultato di Juventus – Shakthar non è stato di quelli positivi, il pareggio in casa fa diventare a dir poco decisive le due partite con i danesi Nordsjaelland, ma più che in campo i bianconeri hanno fatto una bruttissima figura sugli spalti. Il ritorno in Champions League in casa, per di più l’esordio del nuovo Stadium nella massima competizione europea, è stato un disastro.

Innanzitutto l’affluenza: 29.368 presenti (334 ospiti), ma in realtà “soltanto” 25.559 biglietti venduti considerando che i “ricchi” ospiti dei Premium Club della tribuna Ovest sono “abbonati” anche alle gare di Champions senza ulteriori esborsi e “pesano” per 3.345 posti. Niente sold out, tribuna Ovest e soprattutto tribuna Est mezze vuote, ma comunque un incasso pari a 1.2 mln di euro. I prezzi hanno certamente pesato. Nella scorsa stagione i sold out sono stati raggiunti praticamente in tutte le partite, in quelle di Coppa Italia grazie al sapiente uso di promozioni, riduzioni e prezzi decisamente più bassi (15-20 euro per una tribuna sud o nord).

Stasera nella sezione “Family” il prezzo ridotto era a 35 euro, l’intero arrivava 70. I prezzi più popolari toccavano i 40 euro, il tutto in infrasettimanale, senza alcuna riduzione per gli abbonati al campionato, senza mini-abbonamenti. Una politica dei prezzi poco rispettosa del momento di crisi economica (profonda) che sta colpendo il paese. Mettiamoci la prossimità della gara con la Roma (con prezzi identici, ma che poteva contare sui 26 mila abbonati), la tendenza del tifoso juventino a preferire i big match (pessima attitudine) ed il gioco è fatto. Tutto sommato 10 mila spettatori meno rispetto alla capienza massima non sarebbero stati un grosso problema per il “tifo”, il disastro della serata, la vera nota dolente, è stato lo sciopero degli Ultras della Curva Sud. Sciopero totale, come contro la Roma, ma lì la voglia di insultare il nemico Zeman aveva trasformato i 90 minuti di gioco in una sequela infinita di improperi che aveva riempito il silenzio della curva.

Stasera però non c’erano obiettivi (nessuno ce l’ha con Lucescu o con i giocatori brasiliani dello Shakhtar) e oltre agli striscioni girati, i lunghissimi silenzi che risuonavano nello Stadium in una notte così importante sono stati a dir poco imbarazzanti. Un paio di cori, lanciati spontaneamente dalla tribuna Nord, zero organizzazione. In sostanza tifo inesistente, nessun sostegno alla squadra che pure in campo soffriva non poco contro l’ottima formazione ucraina. Lo stesso Massimo Carrera lo ha sottolineato, con rammarico, in sala stampa:

Clima surreale giocare senza l’apporto dei tifosi. Sappiamo che lo Juventus Stadium può essere il dodicesimo uomo in campo e qualcosa è mancato.

Perché questa protesta? Le ragioni sono varie, nemmeno gli stessi organizzatori hanno interesse a diffonderli visto che di comunicati ufficiali non c’è nemmeno l’ombra, in pochi hanno fatto chiarezza sul tema. Alcuni parlano del divieto di portare all’interno dello Stadium i “bandieroni” tipici degli Ultras, c’è poi la stretta sugli striscioni da esporre, ma c’è anche e soprattutto il tema del “caro prezzi” per i biglietti. Già, i gruppi organizzati non condividono la decisione della Juventus di tenere prezzi così elevati e di non aver agevolato gli abbonati con riduzioni o mini-abbonamenti.

Per questo scioperano facendo venire a mancare una delle cose (con un po’ di cattiveria potremmo dire “l’unica”) per la quale gli Ultras sono importanti in uno stadio di calcio: i cori e il tifo. La protesta ha assunto connotati clamorosi tenendo conto del contesto e della sua durata, tutta la gara, non 15 minuti o un tempo come capitato in passato in altri casi.

I gruppi organizzati chiedono un “confronto con la società“, contestano la mancanza di comunicazione con la dirigenza e si sentono tagliati fuori, quindi scioperano. Legittima “lotta” contro decisioni impopolari della Juventus? C’è questo, ma c’è anche altro.

Il segreto di Pulcinella è noto a tutti quelli che frequentano lo stadio (sarebbe meglio dire “gli stadi” italiani). Gli Ultras, proprio in virtù del loro ruolo cruciale nell’organizzare il tifo, godono di alcuni “privilegi” da parte delle società. Nel caso dello Juventus Stadium si tratta del sostanziale controllo di una parte dei biglietti e degli abbonamenti della tribuna Sud. Inutile prendersi in giro, i gruppi ultras “gestiscono” un pacchetto di tagliandi sui quali hanno libertà d’azione e non sono infrequenti i casi in cui questi ingressi vengono rivenduti con sostanziosi sovrapprezzi, a volte fatti passare come “quote d’iscrizione” al gruppo, in altri casi puro e semplice bagarinaggio. Queste piccole furberie non sono monopolio degli Ultras, anzi buona parte di loro non c’entrano nulla con il business al quale partecipano anche alcuni Club DOC (che si fanno pagare “il servizio”), alcune misteriose “agenzie” e i siti web del bagarinaggio legalizzato.

Il problema è che se la Juventus, intesa come società, fa pagare minimo 30 euro per la partita contro il Chievo e 40 contro il poco affascinante Shakhtar la richiesta scende ed è difficile ri-piazzare i biglietti, soprattutto a prezzi maggiorati. La situazione è ingarbugliata, ma è chiaro che Andrea Agnelli (o chi per lui) dovrà in qualche modo intervenire. Staremo a vedere quando e come si concluderà questo sciopero.

Una cosa è certa: se e quando la parte più calda del tifo juventino tornerà a farsi sentire basterà guardare i prezzi per i “comuni mortali” per capire se la contestazione sarà rientrata grazie a “concessioni” a beneficio di tutti o di pochi. Nel primo caso gli Ultras, con tutti i loro difetti, avranno dimostrato di poter ancora contare qualcosa (dando un contributo positivo) anche nel calcio moderno. Non sarebbe una brutta notizia.