Roma: per Zemanlandia serve il coraggio (antico) di Zeman

E’ opinione condivisa, e va approfondita: Zeman deve prendere il coraggio a due mani e fare secondo il suo pensiero e secondo le regole del suo calcio. Beninteso: non sarà automaticamente scudetto, anzi, ma almeno le aspettative qualità/spettacolo/gol e di conseguenza punti non verrebbero disattese. La chiave principale, seguendo la tesi, non è la difesa

E’ opinione condivisa, e va approfondita: Zeman deve prendere il coraggio a due mani e fare secondo il suo pensiero e secondo le regole del suo calcio. Beninteso: non sarà automaticamente scudetto, anzi, ma almeno le aspettative qualità/spettacolo/gol e di conseguenza punti non verrebbero disattese.

La chiave principale, seguendo la tesi, non è la difesa a differenza di ciò che si potrebbe pensare in maniera italianamente semplicistica. Il calcio di Zeman non parte da lì, non è mai partito e mai ci finirà. La gravità sta davanti (è altrettanto chiaro che la parte psicologica e caratteriale della sua Roma vada completamente stravolta), nello sviluppo delle trame offensive, nella quasi totale assenza di verticalità e sovrapposizioni. Motivo? Totti-Osvaldo-Destro sono l’equazione dell’antitesi. Non amano qual gioco, non ne sono predisposti, non ne hanno le caratteristiche già nel dna.

La soluzione è quindi quanto ovvia quanto coraggiosa, e Zeman fa soltanto finta di non conoscerla. Ora, dopo la spazzolata dello Juventus Stadium che ha soltanto acuito ciò che è stato visto contro Bologna e Sampdoria, il tecnico boemo è davanti al bivio. Una volta non ci avrebbe pensato due volte, adesso il dubbio resta ma i fatti diranno se c’è una nuova direzione e quindi una nuova speranza per la resurrezione di Zemanlandia: uno tra i tre attaccanti centrali, due sacrificati (attenzione: Zeman era per la cessione di Osvaldo già in estate) in panchina, la fiducia in Lamela che ha talento ed è lavorabile nel modulo tattico gradito dall’ex tecnico del Pescara, uno tra Florenzi e Nico Lopez da lanciare sull’altra corsia.

Sì, Florenzi e Nico Lopez. Giovani, affamati, rapidi, incoscienti (come lo erano i vari Signori, Rambaudi, Insigne e Immobile). Soprattutto il centrocampista, fresco di rinnovo fino al 2016, che ha il passo per fare l’esterno zemaniano garantendo anche un minimo di copertura. E l’argentino, infine, talento cristallino, costato 1 milione di dollari e parcheggiato in Primavera dove gli basta un tempo per far due gol alla volta. Sono loro la Roma di Zeman. Non il futuro, il presente. Coraggio permettendo.

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