Chi fermerà il Brasile?

Chi fermerà il Brasile? A dieci giorni dall’avvio dei Mondiali di Germania 2006, l’interrogativo si fa più pressante che mai: nelle ultime tre edizioni la nazionale verde-oro si è ripagata delle cocenti delusioni degli anni ’70-’80 tornando la schiacciasassi dei tempi di Pelè e solo nel 1998 ha trovato una squadra in stato di grazia

di mattia


Chi fermerà il Brasile? A dieci giorni dall’avvio dei Mondiali di Germania 2006, l’interrogativo si fa più pressante che mai: nelle ultime tre edizioni la nazionale verde-oro si è ripagata delle cocenti delusioni degli anni ’70-’80 tornando la schiacciasassi dei tempi di Pelè e solo nel 1998 ha trovato una squadra in stato di grazia e in perenne trance agonistica (ricordate il Thuram della semifinale con la Croazia?) che, forte anche del tifo di una Nazione intera, è riuscita a sbarrarle la strada in una finale che si può riassumere nella prestazione dei due uomini simbolo di quelle due squadre: uno splendido Zidane, il più ispirato della sua carriera, capace addirittura di una doppietta di testa (non certo la sua specialità) e un Ronaldo devastato dalle convulsioni pre-gara, forse troppo felice di essere ancora vivo per preoccuparsi di una partita di calcio.

Ma oggi? Può forse la Germania di Klinsmann ripetere le gesta di quell’inimitabile generazione di fenomeni francese? Saprà la spinta del popolo tedesco colmare le lacune evidenti un po’ in tutti i reparti dei padroni di casa? Certo, la Germania agli appuntamenti importanti non fallisce mai, basti pensare che la squadra rabberciata del 2002 arrivò addirittura in finale, perdendola poi per i demeriti di Kahn prima ancora che per i meriti di Ronaldo e del Brasile; tuttavia l’impresa non sarà facile.

La generazione di fenomeni francesi di cui sopra sembra un po’ sbiadita e non ha ancora completato il ricambio generazionale; l’Inghilterra pare la solita grande incompiuta, divorata dalle polemiche prima ancora di partire per il ritiro; l’Italia si allena con ben altri pensieri, nel timore di vedere comparire i carabinieri a bordo campo; l’Argentina ha le carte in regola, ma Pekerman deve rassegnarsi all’idea che per vincere contro le europee deve cambiare modo di giocare.
Ci sarà allora un outsider? La fresca Spagna? Personalmente me lo auguro, ma non sarà certo impresa da poco, anche per quella che è forse la più forte Spagna di sempre. La giovane Olanda di Van Basten? Forse un po’ troppo giovane dopo che l’ex bomber rossonero ha archiviato con grande (eccessiva?) facilità alcuni senatori orange. Qualche africana inattesa? Qualche sorpresa di certo ci sarà, ma difficile riesca ad arrivare fino in fondo.
Allora sarà solo ancora Brasile…? Una squadra che deve lasciare (almeno) uno tra Kakà, Ronaldinho, Robinho, Adriano e Ronaldo in panca; una squadra che si priva a cuor leggero di gente come Edmilson e Juninho, altrimenti titolari ovunque; certo, anche una squadra che come da tradizione soffre in difesa, ma con due-tre gol a partita assicurati, può veramente essere un problema?

Anche la cabala pare dalla parte dei verde-oro. E’ vero, solo in un’occasione una squadra sudamericana ha vinto in Europa e parliamo di ben 48 anni fa, però non va dimenticato che a vincere in Svezia nel 1958 fu proprio il Brasile; e soprattutto non va dimenticato che quel successo diede inizio alla piramide della scaramanzia che fa sognare i tifosi brasiliani. Questa piramide ha per vertice il trionfo azzurro di Spagna 1982 e si ramifica a destra come a sinistra con Argentina (1986 e 1978), Germania (1974 e 1990), Brasile (1970 e 1994), Inghilterra (1966) da una parte e Francia dall’altra (1998), ancora Brasile (1962 e 2002) e infine una delle due basi che è, appunto, Brasile 1958.
Come si nota l’unica eccezione è la discrasia tra Inghilterra e Francia, ma si tratta di due nazioni europee che vincono il loro primo (e unico) mondiale a casa loro, tanto per ridare simmetria alla struttura. Inutile sottolineare che un’eventuale prosecuzione della piramide direbbe Brasile 2006; più interessante notare che questa piramide non è inventata ad hoc, basti pensare che dal 1958 (primo titolo per i verde-oro) iniziò la conquista brasiliana della Coppa Rimet, mentre quest’anno, in caso di vittoria, il Brasile vincerebbe per la terza volta la Coppa Fifa. Il cerchio si chiude. O no?

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