Palazzi arbitro degli arbitri

Tra un mese ci saranno le elezioni per la presidenza dell’Aia e Palazzi apre un fascicolo su Nicchi.

Avrà forse fatto male ieri Nicchi a spuntare nella scena televisiva in difesa di Valeri e criticando il trambusto che si stava creando. Perché Palazzi deve averlo visto e deve essergli venuto in mente che c’era un fascicolo che doveva essere aperto su di lui, uno che aveva una certa urgenza.

Ovviamente questa è una ricostruzione scherzosa per comunicare che la richiesta effettuata da Boggi un paio di giorni fa per avviare un procedimento di indagine nei confronti di Nicchi è stata aperta proprio oggi da Palazzi. L’urgenza è critica, dato che Boggi ha introdotto questo discorso proprio in vista delle prossime elezioni del presidente dell’Aia, per cui correrà anche lui. Le elezioni si svolgono il prossimo mese.

Il pomo della discordia riguarderebbe addirittura l’accusa di Boggi che Nicchi abbia introdotto metodi poco democratici nei procedimenti elettorali (Ansa). In realtà, la frase sembra più innocua di quello che viene in realtà contestato a Nicchi. Per “metodi poco democratici” Boggi intende infatti addirittura pressioni e minacce fatte da Nicchi verso alcuni presidenti dei comitati nazionali e regionali. Nello specifico a un nazionale e due regionali, tra cui ci sarebbe anche Borriello, ex arbitro, ora dirigente, che ha anche un figlio che arbitra attualmente in serie B.

La polemica poi si amplia. A prescindere se questi gravi singoli episodi che verranno o meno confutati da Palazzi, è il sistema che si trova sotto critica, dato che sono in molti a chiedersi: possibile che voti anche chi è nominato da Nicchi? La risposta del presidente in merito è stata questa: “Falso, forse qualcuno vuole mettere zizzania in giro. Il nostro sistema è democratico: votano i 211 presidenti sezionali eletti e i delegati eletti e non nominati da me. Io sono tranquillissimo, e penso proprio che resterò al mio posto, se lo vorranno. I nostri arbitri sono altrettanto sereni, e stanno andando molto bene”(LaRepubblica).

Prendendo un po’ spunto da un episodio accaduto in Inghilterra, ogni tanto ci vuole qualcuno che dia dei cartellini rossi agli stessi arbitri. Magari non sul campo, ma fuori certamente sì.

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