Andrea Dossena: nuova vita ad Anfield Road

Andrea Dossena compì venti anni il giorno in cui furono attaccate le Torri Gemelle: nel trambusto mondiale lui festeggiava il compleanno e si beava della stagione che era appena iniziata, la sua prima da professionista nelle fila del Verona. Cresciuto nell'Hellas ma nato in Lombardia, a Lodi per la precisione, Dossena era un giocatore di Serie A: in quella stagione poté giocare insieme a grandi campioni, ma il 5 maggio del 2002 gli scaligeri non riuscirono a salvarsi, scendendo in cadetteria. Insieme a loro Dossena, che ben presto diventò una bandiera del club, 99 partite fino al 2005, fino a quando si trasferì a Treviso: ancora nella massima serie, ancora purtroppo una retrocessione.

Quindi i Pozzo lo vollero a Udine e lì si stanziò sulla fascia sinistra, percorrendo la corsia mancina del Friuli instancabilmente. La Nazionale, poi la chiamata da Rafa Benitez: per Dossena si spalancavano le porte di Anfield Road, quest'estate il trasferimento a Liverpool. Rapido ambientamento, temperamento british e via, si gioca: ieri, 5 ottobre, ingresso il campo al 70° quando i Reds perdevano col Manchester City 2-1, alla fine Torres e Kuyt hanno ribaltato il risultato. E poi la chiamata di Lippi per le qualificazioni mondiali dell'Italia. Un'altra bella giornata per Dossena, che ha pure esordito in Champions League; su 11 partite ufficiali di Gerrard e compagni lui è partito con la sua maglia numero 2 per 7 volte da titolare, scendendo in campo 8 volte in tutto e venendo ammonito una sola volta.

"Sì, sono molto soddisfatto. Sono riuscito a ritagliarmi uno spazio. Non sono ancora al top nel feeling con la squadra e con il campionato, ma sono sulla strada giusta, ho capito quello che Benitez vuole da me. Qui il calcio è molto diverso, molto più veloce, con un pressing asfissiante, bisogna fare al massimo due tocchi. E io a Udine giocavo in mezzo, nel 3-5-2. Qui faccio il laterale nel 4-4-2. Benitez mi ha completato e a giudicare dall’attenzione che mi riserva il c.t. Lippi per la nazionale direi che ho fatto bene a venire qui. Ho realizzato il sogno di giocare in Champions e ora voglio vincere qualcosa d’importante col Liverpool".

Queste le sue parole colme di soddisfazione. Tanta curiosità nello scoprire questa Premier League, certo, ma anche un pizzico di nostalgia per l'Italia.

"La Premier è entusiasmante. In tutti gli stadi c’è un clima incredibile. Persino il piccolo Sunderland ha un impianto di 46 mila posti, sempre pieno e infuocato. Certo, un po' di nostalgia c'è sempre, anche da parte di mia moglie. L’Italia è casa nostra, ma questa è un’esperienza preziosa che voglio sfruttare fino in fondo".

Senza nulla togliere a Di Natale e Quagliarella, ad Anfield Andrea ha la possibilità di allenarsi e di giocare con calciatori fantastici, come Gerrard, Torres e Xabi Alonso.

"I primi sono due fenomeni. Fernando è anche un ragazzo simpatico, molto disponibile. Gerrard è un campione anche nelle piccole cose: un professionista incredibile, molto meticoloso. Xabi Alonso è un gran giocatore, di costruzione più che di interdizione".

E poi colui che ha studiato in Italia per diventare un buon allenatore, quel Rafa Benitez che lo ha voluto a tutti i costi e che a Dossena piace proprio.

"Benitez è molto bravo a tenere tutti i 25 della rosa sulle corda. Fa un turn over oculato. Mi piace molto, perché è carismatico, lavora sui minimi dettagli, ma spiega tutto con calma, non perde mai le staffe".

You'll never walk alone, questo è ciò che sente Dossena quando sta per mettere piede sul terreno di gioco di Anfield Road. Un inno che mette i brividi, roba da far tremare le gambe. Ma Andrea ha le spalle larghe, è uno tosto che gioco a testa bassa e non molla mai. A Liverpool se ne stanno accorgendo, ieri se n'è accorto anche il Manchester City.

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