Lippi e il rifiuto passato inosservato: "Non mi schiero in politica". Ma dov'è la politica nel parlare di Shoah?

Nei giorni scorsi molti importantissimi quotidiani hanno riportato la notizia della partecipazione di Lippi ad un progetto per un dvd, curato da Moni Ovadia, da distribuire nelle scuole. I contenuti del dvd avrebbero riguardato in larga parte la lettura di alcuni passi sulla Shoah.

I toccanti passaggi sarebbero stati tratti da alcune pagine delle opere di uno degli scrittori italiani più famosi al mondo, Primo Levi, vittima in prima persona dell'Olocausto. Il progetto avrebbe contemplato la partecipazione del cantante Jovanotti e degli attori Antonio Albanese e Nicoletta Braschi, oltre che del tecnico campione del mondo.

Si trattava dunque di prendere posizione su un tema dal valore universale, l'antinazismo, e relazionarlo al razzismo di questi anni, di cui il mondo del calcio non è assolutamente immune. Lippi in un primo momento accetta poi fa una repentina marcia indietro, motivando così la sua decisione:

“Ho letto e ho sentito che dovrei parlare di nazismo e di fascismo e non solo di razzismo. Sto nel calcio da quarant’anni e non mi sono mai schierato politicamente né intendo farlo ora: quando avrò smesso con questo mestiere potrà darsi che ci pensi ma finché alleno non mescolo la politica allo sport”.

Esterrefatta la reazione di Moni Ovadia (“Come si può non essere contro il nazismo?”) e di Darwin Pastorin ("Sono allibito. Conosco Lippi da tanti anni ed è sempre stata una persona sensibile per questi temi. Trovo strano che accetti di parlare di razzismo e rifiuti di parlare di nazismo. Il nazismo fa schifo, punto e basta, non è politica. Si trattava di leggere pagine che rimarranno sempre importanti, quelle di Primo Levi. Non credo che Lippi, con questa decisione, non abbia voluto inimicarsi gran parte delle curve italiane. Credo ci sia stato un equivoco, mi aspetto una smentita.")

  • shares
  • Mail
17 commenti Aggiorna
Ordina: