Catania-Palermo: la vigilia al veleno dei fratelli Tedesco


Due centrocampisti, quasi coetanei, nati e cresciuto a Palermo, quindi insieme l'esperienza a Salerno per due stagioni, con tanto di trionfale promozione in Serie A: se tutte queste cose in comune interessano due fratelli, ci si aspetta che il loro rapporto se proprio non idilliaco sia quanto meno cordiale e affettuoso. Ma ieri si è scoperto che la famiglia Tedesco vive spaccata in due, e non solo perché il più grande dei due, Giovanni, gioca nel Palermo e il secondogenito, Giacomo, difende i colori del Catania: in barba al proverbio "i panni sporchi si lavano in casa" il catanese si è lasciato andare a uno sfogo "familiare", sicuramente poco consono all'aria di derby che si respira sull'isola. Tutto è iniziato col rosanero che ha elogiato il fratello, dicendo che insieme a Ledesma è l'uomo che toglierebbe agli avversari. Apriti cielo. Giacomo si è risentito per l'"ipocrisia" fraterna, dando sfogo ai suoi crucci.

"Io e mio fratello non siamo in sintonia. Anzi, da tempo non ci vediamo, non ci parliamo. Mi fa piacere sentire certe cose, ma da Giovanni vorrei sentire ben altro. Le frasi di circostanza non le accetto, mi piacerebbe chiarire altri particolari che non riguardano il calcio. Forse, tra un po' di tempo, chiariremo tutto quanto, perché sono cose che coinvolgono tutta la famiglia e che proprio per questo fanno male. Io ho tentato di riappacificarmi, però i miei passi si sono rivelati inutili. L'anno scorso non si è comportato bene, né prima né dopo: disse che se vinceva il derby si tingeva l'auto di rosanero e andava in giro per l'intera settimana a festeggiare mostrando a tutti il risultato... Vederlo festeggiare la vittoria al Barbera rischiando di fare retrocedere il fratello non è stato bello, per me è stata una doppia amarezza. Anche se gioco nel Catania se nell'ultima giornata il Palermo ha bisogno di punti io faccio di tutto per fare salvare una squadra siciliana".

Andando a braccio e focalizzandosi su problemi personali, il mediano degli etnei è stato subito ripreso dalla società.

"Il Calcio Catania S.p.A. si dissocia apertamente dalle dichiarazioni rilasciate in data odierna dal calciatore Giacomo Tedesco, stigmatizzando fortemente il contenuto delle stesse. Pur riconoscendo qualità professionali di spessore all’atleta, il Calcio Catania rileva come i sentimenti familiari abbiano in quest’occasione preso il sopravvento, dando luogo a dichiarazioni lesive della dignità della società e del senso comune dell’etica sportiva. Il Calcio Catania si riserva inoltre il diritto di sanzionare il proprio tesserato per le frasi pronunciate ed al contempo intende chiedere scusa ai soggetti perplessi dalle dichiarazioni stesse".

Quindi le scuse dello stesso Giacomo Tedesco:

"Ho concluso con alcune frasi infelici un’intervista che, partendo dalle mie impressioni sul derby Catania-Palermo in programma domenica prossima, ha creato scalpore soprattutto per alcune mie dichiarazioni inopportune dettate dal forte disappunto che mi provoca il rapporto con mio fratello Giovanni. L’essermi accalorato tanto mi ha inconsapevolmente portato a pronunciare le frasi che ho detto sol perché trascinato dal risentimento verso mio fratello e non certo perché frutto di quanto pensassi realmente. Del resto sono un professionista che ha lasciato sempre che fosse quello del campo l’unico modo di esprimersi dal punto di vista personale e quindi chiedo scusa a chiunque possa essersi sentito particolarmente colpito per alcune mie frasi, ripeto ancora, figlie dell’immenso rancore maturato nei confronti di un fratello che, a dispetto di quello che dovrebbe essere un ovvio rapporto tra consanguinei, non ha mai perso l’occasione di manifestare nei miei confronti un astio che mi riempie sempre più di amarezza".

Ovviamente, come si può intuire, Tedesco aveva parlato anche del derby, spaziando dai temi classici della sfida del Massimino all'assenza dei supporters nella città etnea. Ma ciò che merita l'evidenza sono le parole di risentimento nei confronti del fratello: siamo pur sempre italiani e curiosi, no?

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