Matteo Perelli: incredibile sfortuna o imperdonabile leggerezza?

Ieri si è diffusa la notizia che il diciannovenne attaccante del Genoa, Matteo Perelli, è stato trovato positivo a un metabolita della cannabis, in seguito ai controlli anti-doping della partita Genoa-Napoli dello scorso 5 ottobre. Il giovane centravanti, in attesa delle opportune contro-analisi, rischia fino a 3 mesi di stop, oltre ad esser stato già sanzionato dalla società ligure; su questa storia però si addensano alcuni interrogativi che stimolano di certo il dibattito: Perelli, cresciuto nelle giovanili del Torino e l'anno passato al Vercelli, aveva giocato sabato 4 ottobre una partita con la Primavera del club rossoblu.

Della convocazione per la gara con la prima squadra ne è venuto a conoscenza in un secondo momento, a causa di vari forfait dell'ultima ora nella rosa genoana; fatto accomodare in panchina come vice-Milito, il giovane calciatore non ha fatto ingresso in campo, venendo poi sorteggiato a fine gara per i controlli. Questi hanno rilevato nelle sue urine tetraidrocannabinolo in quantità superiore ai 15 ng/ml, una soglia comunque estremamente bassa, dacché potrebbe venir superata anche solo aspirando fumo passivo (il limite per il ritiro della patente, se fermati mentre si è alla guida, si aggira sui 300 ng/ml) o avendo "fumato" una settimana prima.

Ora c'è da porsi un quesito interessante: è stato estremamente ingenuo Matteo Perelli o sono i regolamenti un po' troppo rigidi, tanto da poter compromettere la carriera a un giovane calciatore? Non è noto se il ragazzo abbia fumato dopo la partita con la Primavera e quindi ignaro della convocazione del giorno dopo, oppure qualche giorno prima durante i quali comunque non sapeva di andare in panchina contro il Napoli. Di certo forse avrebbe fatto bene a confessare alla sua società la leggerezza e sorbirsi magari qualche punizione "interna", ma deve anche aver pensato che il possibile esordio in Serie A era una occasione irripetibile, e il sorteggio per l'anti-doping gli sarebbe venuto incontro.

La società è stata severa, in ogni modo giustamente:

"Il Genoa Cfc, nell’apprendere la notizia che il giovane tesserato Matteo Perelli - classe 1989, acquisito nello scorso mese di agosto, sia risultato positivo per un metabolita della cannabis al test antidoping effettuato al termine di un incontro - pur ricordando che il giudizio è provvisorio e che il tesserato ha diritto ai test di controanalisi - comunica la decisione di allontanare lo stesso, con effetto immediato, dalla rosa della società. Il Genoa Cfc, ritiene inoltre doveroso informare il pubblico, i tifosi e gli sportivi tutti che la Società - nell’ambito del proprio Settore Giovanile - effettua test medici di idoneità, ma anche di inserimento per il rispetto delle regole e dei valori sportivi e chiede ai singoli di rispettare un Codice di Comportamento Etico che comprenda il pieno rispetto di tali valori e regole di correttezza, lealtà e probità comportamentale, sia in ambito sportivo che nella vita privata."

Dunque sfortuna per il povero Matteo, vittima di un gesto veniale amplificato da sfortunate circostante, o una lezione affinché impari per il futuro che le regole vanno sempre e comunque rispettate?

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