Al TGR Piemonte i “napoletani sono ovunque come i cinesi”, ma “li distingui dalla puzza”

Un servizio del Tgr Rai del Piemonte sta scatenando un putiferio. A far uscire dall’anonimato la testata regionale della tv di Stato è Giampiero Amandola, fino a poche ore inviato sconosciuto ai più, che ha intervistato alcuni tifosi all’esterno dello Juventus Stadium poco prima del big match fra Juventus e Napoli. Il giornalista si esibisce

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Un servizio del Tgr Rai del Piemonte sta scatenando un putiferio. A far uscire dall’anonimato la testata regionale della tv di Stato è Giampiero Amandola, fino a poche ore inviato sconosciuto ai più, che ha intervistato alcuni tifosi all’esterno dello Juventus Stadium poco prima del big match fra Juventus e Napoli. Il giornalista si esibisce nelle consuete inutili domande a juventini e napoletani con il pronostico per la partitissima (indovinare chi ipotizza la vittoria dell’uno e chi dell’altro non è complicato), niente di nuovo all’apparenza.

Il montaggio del servizio lascia da subito perplessi. Si passa da un tenero bambino che intona l’inno della Juve a due simpaticoni a cui viene consentito di esibirsi di fronte alla telecamera con il classicone “Vesuvio lavali“, poi ripetuto anche dalla curva nel corso della gara. Pur volendo ridimensionare la gravità di questo genere di cori, idioti come il 99% di quelli da stadio, è insensato e di cattivo gusto proporli in un servizio giornalistico con una punta di compiacimento.

Non è tutto, perché il vero pasticcio deve ancora arrivare. Un ragazzo, con un chiaro accendo del Sud, dice: “I napoletani sono ovunque, quindi non è che possiamo considerare Nord, Centro e Sud, sono ovunque, un po’ come i cinesi”. Nulla di offensivo, il tentativo di smentire il luogo comune di Juventus – Napoli come una delle sfide fra “nord” e “sud” d’Italia. Il carico decide di mettercelo Giampiero Amandola che ribatte, sorridendo: “E voi li distinguete dalla puzza, con grande signorilità”. L’intervistato appare imbarazzato (persino lui) e risponde: “molto elegantemente, certo”. Ammesso che fosse una battuta non c’è proprio nulla da ridere, ancora di meno vien da ridere pensando che il giornalista che ha deciso di animare le sue inutili interviste è un dipendente della tv pubblica.

Potrebbe esserci l’ipotesi, tutta da verificare, che nella fretta al montaggio sia stata tagliata la parte in cui era l’intervistato a dire la frase e il giornalista l’abbia soltanto ripetuta per ridicolizzarlo a sua volta, ma a leggere le scuse ufficiali del Cdr del Tgr Piemonte non sembra proprio:

Come anche il collega protagonista dell’episodio abbia riconosciuto di essere incorso in un incidente dovuto alla fretta con la quale ha dovuto montare il servizio. Il tentativo di ironizzare sugli aspetti più beceri del tifo da stadio si è trasformato in una battuta infelice per la quale è giusto chiedere scusa. Neppure lontanamente l’informazione del servizio pubblico radiotelevisivo può essere accostata a valori che non siano quelli della solidarietà e del rispetto tra le persone

Insomma, Amandola voleva “ironizzare sugli aspetti più beceri del tifo da stadio“. In realtà sembra proprio il contrario. Uno scivolone imperdonabile.