L’autore del servizio scandalo anti-napoletani si difende: “Irridevo i cori degli Juventini”

Non sono ore facili per Gian Piero Amandola, il giornalista della testata regionale Rai del Piemonte, finito nel mirino dopo il servizio filmato che ritraeva tifosi di Juventus e Napoli all’esterno dello stadio di Torino prima del big match di sabato. La sua domanda ad un sostenitore bianconero sui napoletani “Voi li distinguete dalla puzza?”

di

Non sono ore facili per Gian Piero Amandola, il giornalista della testata regionale Rai del Piemonte, finito nel mirino dopo il servizio filmato che ritraeva tifosi di Juventus e Napoli all’esterno dello stadio di Torino prima del big match di sabato. La sua domanda ad un sostenitore bianconero sui napoletani “Voi li distinguete dalla puzza?” ha offeso ed indignato a 360 gradi. Dai nostalgici borbonici ai semplici cittadini, di tutta Italia.

La Rai ha deciso di sospenderlo, molto probabile che si giunga ad una punizione severa, con molti, tanti, che chiedono il suo licenziamento in tronco. Il giornalista cade dalle nuvole e in un’intervista concessa a Linkiesta prova a difendersi sostenendo la sua assoluta buonafede:

No. Non l’ho fatto apposta. La mia battuta, “e voi signorilmente li distinguete dalla puzza”, irride ai cori juventini basati sulla volgarità e sul razzismo. La mia era una frase di difesa nei confronti dei napoletani che si sentono giustamente offesi dai cori. Sono stupito che i media abbiano voluto generare l’equivoco e creare un caso: è un esempio di pessimo giornalismo su cui dovremmo tutti riflettere.

Amandola non è stato in grado di centrare il bersaglio, se il 99% delle persone che guardano il filmato non riescono a cogliere l’ironia ribaltata e il sarcasmo del “signorilmente” evidentemente un errore (grave) l’ha commesso anche lui. Sei in televisione, hai 2 minuti scarsi, non in un raffinato simposio con 15 minuti di intervento da proporre ad un’attenta platea. Il messaggio sta anche nel media. Non può pensare di trasformare il consueto servizio polpettone che dà voce ai tifosi in una raffinata critica alla volgarità da stadio (con riferimento al famigerato coro “senti che puzza…“) senza una premessa, senza un montaggio efficace che renda didascalica la stigmatizzazione di certi atteggiamenti. Sulla carta l’intenzione, ammesso gli si voglia dar credito (e non vedo perché non si debba, a priori), è lodevole, ma l’obiettivo è completamente mancato.

La sua difesa è appassionata, ovvio che è molto complicato per lui convincere l’opinione pubblica pronta a linciarlo, ma lui ribadisce il suo punto di vista:

L’idea nata perché tutti i cori che venivano cantati fuori allo stadio erano costantemente su quello. Ho sentito il dovere di intervenire a favore delle vittime di quei cori. Non so se sono più pesanti gli accenni contro i napoletani. L’ho fatto solo per dare l’idea che quello era il clima attorno allo stadio. La colpa è della fretta perché quella battuta avrebbe potuto saltare se avessimo avuto più tempo per renderci conto dell’equivoco che poteva crearsi. A me la battuta sembrava sufficientemente controllata, non c’era nulla di volgare, anzi, c’era una presa in giro della volgarità.

Alla fine c’è anche spazio per delle scuse, ma si tratta di una cattiva interpretazione, insiste il cronista:

Chiedo scusa di poter aver dato origine a una cattiva interpretazione, ma l’idea era di prendere in giro i cori juventini, su questo non retrocedo di un millimetro. Nei giornali di oggi si fa di tutto pur di creare il caso.

In ogni caso il problema è che la buonafede non basta, anche presupponendo che Amandola “non sia così fesso” da dire una cosa del genere con l’intenzione di offendere, l’errore c’è e resta grave.