Buffon scuote la Juve: “In Europa dobbiamo dare di più”

Gianluigi Buffon si è incontrato oggi con i tifosi che hanno potuto intervistarlo nel corso di una lunga videochat, gli argomenti toccati sono stati molti e alla fine ne è uscita fuori un’intervista interessantissima, non è una sorpresa visto che il portiere difficilmente quando parla riesce a essere banale.

Gigi Buffon oggi ha incontrato virtualmente i suoi tifosi in una videochat organizzata dal club, ne è uscita fuori un’intervista molto interessante in cui il portiere ha affrontato molti argomenti, passando dai ricordi, belli e brutti, del passato fino ai sogni per il futuro, senza ovviamente dimenticare il presente. La Juventus è passata dal buio di due settimi posti ad essere una squadra imbattibile, la spaventosa striscia di risultati utili è soltanto un numero utile a ricordare quanto bene stia facendo questa squadra. In Europa però la musica cambia, i bianconeri sono reduci da tre pareggi in fila che uniti a quelli dell’ultima Europa League, sei su sei, fanno nove partite sì senza sconfitte ma anche senza la gioia della vittoria.

Buffon sa che per andare avanti nella competizione continentale la squadra deve fare di più e meglio rispetto a quanto riesce a mostrare all’interno dei confini nazionali. Lo ha detto chiaramente anche ai suoi compagni da cui si aspetta una reazione, resta però fiducioso sulle possibilità di passare il turno e approdare agli ottavi di finale, anche se ci sarà da sudare:

Quando vidi il sorteggio, dissi che saremmo passati noi e lo Shakthar, che è già da qualche anno è una squadra molto forte e che ora è ulteriormente migliorata. Vista la classifica del Girone, credo che ora loro siano i favoriti e noi ce la giocheremo con il Chelsea. Mi auguro di aver azzeccato il pronostico… È una competizione dura, non basta sentire la musichetta prima della partita per fare bene. L’ho detto anche ai miei compagni: quello che facciamo in Italia, in Europa non basta.


Con l’addio di Alessandro Del Piero l’estremo difensore ha guadagnato anche i gradi di capitano, un investimento dal quale deriva una grande responsabilità. Con la fascia al braccio ha anche alzato il suo primo trofeo, la Supercoppa Italiana a Pechino, un momento di grande gioia che ha voluto condividere subito con i suoi compagni ai quali ha lasciato la scena, quasi come se si sentisse in difetto ad essere lui quello con il trofeo fra le mani:

Alzare la mia prima coppa da capitano a Pechino è stato bello, ma io in realtà non amo molto essere al centro dell’attenzione in queste situazioni. Quando si vince, provo una tale riconoscenza nei confronti dei miei compagni, che non trovo giusto che l’onore di alzare il trofeo sia riservato ad uno solo. Ecco perché nelle foto delle premiazioni, sono spesso dietro e di lato. Ed ecco perché a Pechino, dopo aver alzato la coppa, l’ho subito passata agli altri ragazzi. Indossare la fascia da capitano vuol dire essere credibile, inappuntabile e non avere mai atteggiamenti per i quali si possa venire criticato.

Quando nel 2006 la Juventus sprofondò nel baratro della Serie B, Buffon, fresco campione del Mondo e in odore di Pallone d’Oro, meditò a lungo sul suo futuro. Professionalmente la scelta più facile sarebbe stata quella di abbandonare la nave prima dell’affondamento, ha deciso però di seguire il suo cuore e di scendere agli inferi con la maglia che lo aveva portato a salire sul tetto del mondo, una scelta che poi è stata ripagata nel tempo:

La serie B la ricordo con piacere, perché sono rimasto e lo dovevo ai tifosi. Sarebbe stato troppo facile andare via in quel momento, invece credo proprio che anche dalla mia decisione di rimanere sia arrivato un impulso per la rinascita della Juve. Il periodo più difficile è stato quello del ritorno in serie A, perché ci siamo resi conto di quanto sarebbe stata dura tornare a vincere. A volte, in momenti simili, subentra lo scoramento e ci si chiede se non sarebbe stato meglio fare altre scelte. Io mi chiedevo se era valsa la pena di rimanere alla Juve. Dopo lo scorso anno, posso proprio dire di sì, perché le emozioni provate nel tornare a vincere lo scudetto sono state talmente intense che non avrei potuto provarle con nessun’altra squadra. Ora vorrei poter chiudere il mio ciclo con la Juve, vincendo qualcosa di ancora più importante…

Il futuro Buffon lo immagina ancora a tinte bianconere per molti anni, con la Juve vuole continuare a giocare e provare magari a centrare anche il colpo grosso della coppa dalle grandi orecchie, unico trofeo che ancora manca alla sua bacheca, un successo mancato anche quando nella prima metà degli anni 2000 il club torinese era forse il più forte al mondo:

Con questa maglia ho già passato 12 anni, quasi metà della mia vita, ma mi auguro che questa avventura possa continuare ancora a lungo, almeno fino a 15 anni. In pochi possono dire di essere rimasti per tanto tempo con una squadra così importante. I miei primi cinque anni qui sono stati fantastici, viste le soddisfazioni che ci siamo tolti in campionato, anche se ci sono state un po’ di delusioni in Champions. Eravamo probabilmente la squadra più forte d’Europa, ma non siamo mai riusciti a vincere.

Sempre pescando nel passato il portiere ricorda le partite a cui è più legato, vuoi per il risultato finale, vuoi per il significato intrinseco che avevano. Ci sono anche però momenti meno belli, l’ultimo in ordine cronologico è la partita contro il Lecce dello scorso anno durante la quale un suo errore per poco non costò alla Juventus il titolo:

La mia partita del cuore è Milan-Juve del 2005, Vincemmo 1-0 con gol di Trezeguet su assist di Del Piero e fu molto bello, anche perché eravamo andati a Milano con un po’ di timore, visto che loro ci avevano recuperato tanti punti nelle giornate precedenti. Giocammo di pomeriggio, fatto inconsueto perché di solito certe partite si disputano la sera, e mi piacque il clima primaverile di San Siro. Poi ricordo con gioia la partita ad Arezzo, al termine della quale tornammo in A, e quella di Rimini, la prima in B, giocata in un clima particolare. Il momento più brutto? La partita contro il Lecce, lo scorso anno. Ho sofferto tanto dopo quell’errore, anche se la gente mi diede subito una bella risposta. Poi, dopo tre giorni, è arrivata la serata di Trieste ed è stato come chiudere un cerchio.

Chiusa la parentesi legata al passato si torna velocemente al presente, alla stagione in corso, Buffon parla dei suoi nuovi compagni e si dice impressionato in particolare da Asamoah e Pogba, ma aspetta con pazienza l’esplosione di Isla e Bendtner senza dimenticare quello che sta facendo Giovinco tornato in bianconero dopo l’esperienza a Parma:

Pogba e Asamoah sono quelli che hanno sorpreso di più. Il primo, nonostante la giovane età. è già un giocatore pronto, mentre Asa ha assorbito benissimo il salto in una grande squadra. Io però non dimentico gli altri: Isla e Bendtner sono due grandi giocatori e aspetto il loro inserimento. Giovinco ci sta dando una grande mano e Lucio è una certezza, un giocatore di spessore internazionale.

Poi c’è ancora tempo per parlare della sua vita privata, dei primi calci del piccolo Luis Thomas al pallone nei quali il papà intravede già qualcosa di buono. Spenti i microfoni però siamo sicuri che Buffon si sia subito buttato con la testa nel prossimo impegno di campionato, la Juve va a Catania, c’è una striscia da allungare ma soprattutto c’è da cercare il riscatto dopo la recente delusione danese.

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