Gabriele Sandri, un anno dopo. Manganelli: “Porto il peso della responsabilità”

Un anno fa, nell’area di servizio a Badia al Pino nei pressi di Arezzo, moriva Gabriele Sandri. Fu un colpo di pistola sparato a circa 70 metri di distanza dall’agente Luigi Spaccarotella a ferire mortalmente il 26enne tifoso laziale. Un gesto di inaudita scelleratezza (o un incidente e un grilletto premuto accidentalmente in seguito ad

di antonio

Un anno fa, nell’area di servizio a Badia al Pino nei pressi di Arezzo, moriva Gabriele Sandri. Fu un colpo di pistola sparato a circa 70 metri di distanza dall’agente Luigi Spaccarotella a ferire mortalmente il 26enne tifoso laziale. Un gesto di inaudita scelleratezza (o un incidente e un grilletto premuto accidentalmente in seguito ad una caduta, come sostiene la difesa di Spaccarotella) nato come reazione ad una rissa avvenuta pochi minuti prima tra il gruppo di Gabriele Sandri, diretto a Milano per il match tra Inter e Lazio e un gruppo di tifosi juventini.

Oggi a Roma, in presenza della famiglia, degli amici e di esponenti politici bipartisan, si è svolta una fiaccolata seguita da una messa in suo onore, nel quartiere dove Gabriele abitava. Sulla vicenda è tornato il capo della polizia, Antonio Manganelli:

“Porto il peso della responsabilità di quella morte. È una riflessione che ho fatto con la famiglia del ragazzo e con i miei uomini. Gabriele Sandri non doveva morire così, è stata un’avventatezza che ha portato a quella tragedia. Il dolore della famiglia di Sandri è anche il dolore della mia istituzione. Aspettiamo con molta serenità l’esito del procedimento, abbiamo dato tutta la nostra disponibilità alla magistratura perché si faccia presto chiarezza. A noi come istituzione potrà competere in futuro la valutazione disciplinare del provvedimento, ma questo sarà possibile solo dopo che si sarà concluso il procedimento penale”.

Anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è intervenuto per ribadire ed auspicare un’assoluta fermezza di giudizio nel processo appena iniziato (l’agente è tuttora in servizio):

“Il tifo non può trasformarsi in qualcosa di tragico e vogliamo mantenere un impegno per ottenere giustizia per questo ragazzo. Anche di fronte a una divisa non si possono fare sconti. La prossima settimana faremo una conferenza stampa sulla Fondazione. Vogliamo da un lato dare un insegnamento per un tifo civile a cui vogliamo contribuire anche costruendo due stadi e dall’altro lato vogliamo dire che quando c’è un ragazzo che muore non ci sono sconti”.