Milan – Zenit ultima chiamata (sia per Allegri che per Luciano Spalletti)

E’ ancora un’incompiuta, lo Zenit di Luciano Spalletti. D’altronde quando le spese sul mercato superano del 30% i valori reali dei cartellini (Vedi alla voce Hulk e Witsel) e pretendi di poter stare alla pari sia con chi ha la storia dalla sua sia con chi ha il portafoglio gonfio, allora il parametro dei giudizi

E’ ancora un’incompiuta, lo Zenit di Luciano Spalletti. D’altronde quando le spese sul mercato superano del 30% i valori reali dei cartellini (Vedi alla voce Hulk e Witsel) e pretendi di poter stare alla pari sia con chi ha la storia dalla sua sia con chi ha il portafoglio gonfio, allora il parametro dei giudizi cambia. E le aspettative (esterne e soprattutto interne) pure.

Così, non servono neppure due vittorie consecutive, una in campionato e una in Champions League, per risollevare gli umori e l’entusiasmo dello spogliatoio e della piazza. Diciamola tutta: sia tecnicamente che tatticamente questa creatura ha perso progressivamente i tratti tipici del calcio proposto nell’ultimo quinquennio dal tecnico toscano, che a onor del vero, fino alla retrocessione patita sulla panchina della Sampdoria a grande sorpresa era un’integralista del 4-4-2 più lineare.

Insomma, neppure con i sontuosi arrivi di Hulk e Witsel lo Zenit ha ancora saltato in avanti l’asticella per potersi considerare tra le grandi d’Europa. Anche perché se il brasiliano è il classico attaccante onnivoro che può giocare ovunque (l’ha dimostrato nella sua parentesi in Giappone), il belga resta un calciatore in parte da formare e in parte tipicamente da gare sotto ritmo, più estetica che praticità.

E nel calcio russo, quello della sostanza e del nonnismo, serve essere molto pratici e pragmatici. Non è un caso, allora, che a tener viva la baracca sia piuttosto Kherzakov che si prende la responsabilità di trainare il gruppo e calciare rigori pesantissimi (vedi anche ultima di SuperLiga contro il modesto Kuban Krasnodar).

Non sono buoni segnali, anche se l’accesso alle fasi finali della Champions passerà attraverso la sfida di San Siro contro una delle poche big che stanno oggettivamente peggio dello Zenit: per il Milan ultima chiamata, per Spalletti l’occasione per una nuova chiamata anche in vista 2013/14 visto che il Milan potrebbe andare su una soluzione-ponte in caso di esonero di Allegri. Tanti, troppi, in Russia, danno per concluso il ciclo dell’ex allenatore di Udinese e Roma in quel di Pietroburgo.

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