Il Catania e gli schemi da calcio da fermo: Plasmati etichetta come goliardici i suoi pantaloncini abbassati

Regolare, ma anti-sportivo: così aveva francobollato il gesto di Gianvito Plasmati il designatore arbitrale Pierluigi Collina. Ieri però ha dichiarato fuorilegge l’abbassamento dei pantaloncini, nuova regola pallanora scaturita senza dubbio dal clamore del gesto dell’attaccante del Catania; a ben vedere anche l’anno scorso c’era un giocatore che qualche volta ha compiuto la medesima operazione sui


Regolare, ma anti-sportivo: così aveva francobollato il gesto di Gianvito Plasmati il designatore arbitrale Pierluigi Collina. Ieri però ha dichiarato fuorilegge l’abbassamento dei pantaloncini, nuova regola pallanora scaturita senza dubbio dal clamore del gesto dell’attaccante del Catania; a ben vedere anche l’anno scorso c’era un giocatore che qualche volta ha compiuto la medesima operazione sui calci di punizione: Nocerino della Juve, con la differenza che il centrocampista napoletano era in linea con la “barriera ufficiale” e che poi i vari tiri non erano finiti in rete. Tant’è, la furbata di Plasmati rimarrà un qualcosa di unico, con gli arbitri che dovranno stare attenti anche a questo tipo di infrazioni.

Il centravanti catanese ieri ha risposto ad alcune domande riguardo al suo gesto, premettendo come giusto che fosse che il merito del gol va esclusivamente alla prodezza balistica di Giuseppe Mascara. Ma sullo specifico episodio ha aggiunto: “Una gesto di goliardia, non certo mancanza di rispetto nei confronti di avversari e pubblico. È vietato dal regolamento ? No (fino a ieri, ndr). Vi pare ostruzione? No, non credo che lo sia. Vi è sembrato un atto osceno? Non mi sono denudato…“. Merito di queste trovate, più che a Zenga, va dato al preparatore degli schemi atletici del club etneo, tale Gianni Vio che lavora da un bel po’ con l’ex portiere della Nazionale.

Lo schema della “doppia barriera” visto al Massimino contro il Toro era già stato attuato contro il Cagliari: palla di poco fuori e nessuna mutanda in vista però, perciò non aveva suscitato clamore. Ma anche sui calci d’angolo il Catania ha molta fantasia: poco prima della battuta 7-8 giocatori si raggruppano in un fazzoletto di terreno in prossimità della linea di porta, salvo poi rientrare in massa e, con paio di elementi, ricapultarsi sotto il portiere avversario; contro l’Inter questa tecnica per poco non portò al gol Terlizzi. Eccentrica infine la scelta di Zenga di ruotare puntualmente il capitano della squadra: nella sua gestione il Catania ne ha conosciuti ben 14 diversi.

Tante le furbate nella storia del calcio, piccoli espedienti per trarre finanche il minimo vantaggio; certo, ci vuole fantasia, perché il regolamento è rigido e le variabili non tantissime. La Roma a tal proposito ha sempre lavorato molto: contro la Juve, tre settimane fa, improvvisò un trenino formato da 4 giocatori prima della battuta di un corrner; l’anno scorso contro il Milan copiò uno schema del Recreativo Huelva ma il guardalinee ingiustamente fermò l’azione (toccare, nell’area d’angolo, impercettibilmente il pallone per poi lasciarlo a un compagno che, sfruttando la distrazione generale, sarebbe libero di andare indisturbato e con la palla al piede verso l’area avversaria).

E ancora contro il Palermo i giallorossi s’avvalsero di un raccattapalle per velocizzare la battuta del corner segnando con Mancini in netto anticipo sulla difesa rosanero. La Juve è stata vittima per due volte di “trovate sui generis” degli avversari: Maspero smosse l’erba del dischetto prima del rigore mandato alle stelle da Salas nel celebre derby finito 3-3, così come l’ex Di Livio spostò di peso l’intera barriera su un calcio di punizione di Chiesa che così beffò Van Der Sar. E non si menzionano le cosiddette furbate inerenti ai gol di mano: quella è un’altra storia…

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