Road to Germany 2006: Spagna


La Spagna è risaputamente una eterna incompiuta del calcio internazionale e in questo modo vanno visti i continui disastri nelle coppe del mondo, il cui miglior piazzamento risale nientepopodimeno che al 1950, anno in cui le "furie rosse" arrivarono quarte nel famoso girone finale in cui tra le altre c'erano Uruguay e Brasile. A questi Mondiali gli iberici ci sono arrivati singhiozzando, come loro consuetudine, racimolando 20 punti in 10 partite, frutto di 5 vittorie e 5 pari (non sono riusciti a vincere né contro la Serbia né contro la Bosnia) e staccando il biglietto per la Germania solo dopo il doppio spareggio con la Slovacchia; tuttavia ai nastri di partenza questo team viene sempre tenuto molto in considerazione. Di sicuro quest'anno l'allenatore è una garanzia: Luis Aragonés è un combattente che come calciatore ha girato mezza Spagna e altrettanto ha fatto come allenatore (a 36 anni già vincitore di una Coppa Intercontinentale con l'Atletico Madrid) e in tutti questi anni ha acquistato credibilità e rispetto. Qualcuno gli ha fatto notare che non convocare Baraja e Morientes non sia stata la scelta più azzeccata ma l'impressione è che "El Sabio" (il saggio, come viene soprannominato) ha le idee chiare per far dimenticare ad una nazione intera l'uscita di scena di 4 anni fa, ai rigori contro una Corea del Sud chiaramente favorita dagli arbitri.

Tra i pali saranno impiegati Santiago Cañizares (Valencia), Iker Casillas (Real Madrid) e José Manuel Reina (Liverpool).

Il titolare indiscusso che difenderà la porta delle "furie rosse" non potrà che essere Iker Casillas, portiere diventato d'un tratto fenomeno nel Real Madrid: la sua storia è cominciata non molti anni prima quando il padre, patito di calcio, lo martellava di tiri. Poi un provino al Bernabeu, quindi i primi miracoli neanche ventenne e ora ad appena 25 anni è il più affidabile dei portieri spagnoli. Non che Canizares non sia costante ma il portiere del Valencia non è mai riuscito a impensierire Casillas, non a livello di squadra nazionale: quando poi aveva qualche chance si ci è messa di mezzo la sfortuna (boccetta di dopobarba sul piede e addio Mondiali del 2002). Il terzo sarà Reina, dopo un ottimo anno al Villareal, quest'anno ha giocato brillantemente nel Liverpool.

La linea difensiva degli iberici verrà composta scegliendo tra Míchel Salgado (Real Madrid), Carles Puyol (Barcelona), Pablo Ibáñez (Atlético Madrid), Carlos Marchena (Valencia), Sergio Ramos (Real Madrid), Juanito Gutiérrez (Real Betis), Antonio López (Atlético Madrid) e Mariano Pernìa (Getafe).

Al centro pare che Aragones non abbia dubbi e schiererà il duo composto da Puyol e da Pablo. Del primo conosciamo praticamente tutto, sia la sua dedizione che le sue indubbie qualità, tanto che ha meritatamente alzato per primo l'ultima Coppa Campioni conquistata dal Barça; Pablo Ibanez è invece un giovane di belle speranze che sebbene non abbia tanta esperienza con la maglia rossa della nazionale, nella Liga ha fatto una stagione superlativa con l'Atletico Madrid ed è abile nel gioco aereo e nel realizzare gol pesanti. Sulle fasce lo scenario sembra invece più imprevedibile: a destra saranno di scena o Salgado, una colonna di questa nazionale, o Sergio Ramos, uno dei migliori in una deludente stagione per il Real Madrid; a sinistra invece ci sarà o Pernìa, chiamato al posto di Del Horno pochi giorni fa (ha dovuto annullare il matrimonio fissato per il 20 giugno in Argentina, suo paese natìo) e abile nell'andare in gol (nel Getafe ben 10 nell'ultimo anno), o anche Lopez, il classico calciatore che butta il cuore oltre l'ostacolo. Senza dimenticare Marchena che ha in Aragones un estimatore importante ma che, tuttavia, ha avuto difficoltà ad esser titolare finanche nel Valencia.

A centrocampo sgomiterrano per un posto da titolare Xavi Hernández (Barcelona), Xabi Alonso (Liverpool), Cesc Fabregas (Arsenal), David Albelda (Valencia), Marcos Senna (Villarreal), Joaquín Sánchez (Real Betis), Luis García (Liverpool) e Andrés Iniesta (Barcelona).

Al centro ci sono varie alternative e molti giocatori davvero validi; tuttavia pare l'agognato ingresso in campo dal primo minuto se lo contenderanno quattro giocatori. Pare sicuro il posto tra gli 11 per Xavi, che con le sue geometrie ha supportato egregiamente il terminale offensivo del Barcellona. Tra gli altri tre ci sarà Albelda, un giocatore da una vita al Valencia e che ha contribuito non poco ai successi di questo team; e poi ci sono due emigrati oltremanica che rispondono al nome di Xabi Alonso (i milanisti ancora lo ricorderanno per il gol del 3-3 nella finale di Istanbul), elegante e preciso nei passaggi e di Cesc Fabregas, autentica rivelazione della stagione appena trascorsa in cui ha strabiliato con la maglia dei Gunners per le doti di instancabile motorino e di tempismo sottoporta, oltreche che per un modo di giocare la palla di prima straordinario. Sulle fasce quasi sicuramente Joaquin, a lungo inseguito dalla Juve, che col suo errore dal dischetto decretò l'eliminazione della Spagna agli scorsi mondiali; e poi Luis Garcia, un talento puro che ad Anfield ha spesso stregato i supporter del Liverpool.

Infine gli attaccanti che saranno David Villa (Valencia), Fernando Torres (Atlético Madrid), José Antonio Reyes (Arsenal) e Raúl González (Real Madrid).

Reyes forse spesso sarà impiegato come laterale di centrocampo, ruolo spesso svolto anche nell'Arsenal. Non proprio un terminale offensivo quindi, l'esatto opposto di ciò che dovranno essere gli altri tre giocatori offensivi scelti da Aragones. Chi saranno i titolari tra loro tre è di ardua comprensione: 25 gol in un solo campionato con la maglia del Valencia potranno non bastare al 25enne Villa perché Torres, associato spesso al Milan, pare più in forma e più caldo (suo il gol vittoria del 2-1 nei minuti di recupero nell'amichevole del 7 giugno contro la Croazia a Ginevra). Non dimenticando comunque un certo Raul, sogno proibito della Roma, un giocatore che è il simbolo di questa nazionale.

La Spagna è inserita nel gruppo H insieme all'Ucraina, alla Tunisia e all'Arabia Saudita. Viste le balbuzie nel girone di qualificazione non ci meraviglieremmo se Puyol e soci fallissero la partita contro l'Ucraina, la prima squadra europea a qualificarsi. Tuttavia l'inconsistenza delle altre due pare deporre in favore di un passaggio del turno agevole cosicché gli spagnoli sembra possano dormire sonni tranquilli. Di certo però l'esperienza di otto anni fa in Francia (fuori dopo il primo girone ad opera di Nigeria e Paraguay) ancora brucia nell'immaginario dei calciofili di Spagna e allora compito di questo manipolo di giovani sarà concentrarsi su tutti i palloni e in ogni minuto. Perché nonostante i numeri dei singoli, questa squadra per andare avanti avrà anche bisogno di un gruppo coeso. Riuscirà Aragones a plasmarlo?

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