Avram Grant spara a zero su Anelka e i suoi compagni


Eppure John Terry aveva sui suoi piedi la possibilità di regalargli una Coppa dei Campioni: rigore sbagliato, lacrime sotto la pioggia, l'allenatore del Chelsea Avram Grant destinato a finire nel dimenticatoio dei tifosi dei Blues. Uomo di passaggio tra i due latini Mourinho e Scolari, l'atipico israeliano fu subito ribatezzato The Normal One; scetticismo a Stamford Bridge, lui rispose sul campo infilando vittorie su vittorie e arrivando secondo, ma per un pelo, sia in campionato che in coppa. Uomo di poche parole, quelle giuste quando servono, come quando stava al Portsmouth (faceva il secondo a Redknapp) e riuscì a convincere LuaLua a non lasciare il calcio dopo la morte del figlioletto per polmonite.

Poche parole, si diceva, ma penetranti. Ha fatto scalpore la sua intervista rilasciata dal lontano Israele, luogo in cui è adorato e molto conosciuto anche per via della moglie Tzofit, noto volto della TV; unico israeliano manager in Premier, s'è arrogato il diritto di svelare retroscena del Chelsea, senza neanche l'ombra di un pelo sulla lingua: "Non sapevano nemmeno cosa fosse l’Olocausto e lo chiesero a me. Non riuscivo a credere che ci fosse una tale ignoranza su una simile tragedia. I calciatori sono dei professionisti e puntano sempre ai massimi livelli, oltre che ai massimi guadagni, ma sareste davvero sorpresi dei problemi che ci sono in un club come il Chelsea. Problemi che, invece, non avresti mai con una squadra di ragazzini in Israele" ha detto sui "suoi ragazzi" Grant.

Tra gli altri ha punzecchiato con particolare attenzione Nicolas Anelka.

"Non avevo per niente bisogno di un giocatore come Anelka e glielo dissi. Lui ha delle qualità indiscutibili, ma non ha sempre voglia di giocare, mentre la maggior parte dei giocatori con me migliora sempre."

Non che il francese abbia un carattere semplice, né tantomeno fa spogliatoio, ma quest'anno l'ha già messa dentro una quindicina di volte, quindi forse i 17 milioni di euro che spese Abramovich per prenderselo dal Bolton servirono a qualcosa. Ma tant'è, Grant non si ferma qui e continua con le sue confessioni.

"Io e Roman Abramovich siamo ancora buoni amici. Del resto, con me il Chelsea vinse 9 partite di fila: un record. Ma poi qualcuno cominciò a dire che eravamo in crisi, gente della società che non è tifosa della squadra e che è più attaccata ai soldi che alla maglia. Ma del resto, è così che vanno le cose in Inghilterra."

L'unica colpa di Grant è stata forse quella di essere troppo Normal, non reggendo il confronto con chi sulla sua panchina s'era seduto fino a pochi giorni prima. Ma forse quest'uomo che va per i 54 anni non è poi così male come allenatore, nonostante quanto pensino i supporters dei Blues: di certo sa il fatto suo, farsi poi voler bene e rispettare, quella è un'altra storia.

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