L’evoluzione tattica del calcio italiano: La difesa a 3 da eresia a culto

Ha ragione Gianpiero Gasperini: quella che a Milano, sponda interista, era l’eresia assoluta che gli costò prima la fiducia di società e gruppo poi l’esonero prima ancora di vederne gli eventuali effetti, oggi è una solida realtà. La difesa a 3 (o meglio a 5, il confine è sempre molto labile persino se si parla

Ha ragione Gianpiero Gasperini: quella che a Milano, sponda interista, era l’eresia assoluta che gli costò prima la fiducia di società e gruppo poi l’esonero prima ancora di vederne gli eventuali effetti, oggi è una solida realtà. La difesa a 3 (o meglio a 5, il confine è sempre molto labile persino se si parla di Juventus e Napoli, cioè i modelli vincente a cui ora l’80% della Serie A si allinea) ha acquisito uno status nuovo.

Una rivalutazione. Fino al punto da diventare la soluzione a tanti, se non tutti, i mali tattici di una squadra.
Ultimo ad allinearsi in ordine di tempo, Massimiliano Allegri. Cura finale, estrema si potrebbe dire, per il suo Milan: i magici effetti sono serviti e ora la formula chimica sarebbe il vero motivo per cui i rossoneri hanno sconfitto un Genoa meno che modesto alla sua prima uscita con Del Neri allenatore.

Sì, quel Milan che della rigida difesa a 4 ha scritto le pagine più nobili della rivoluzione del calcio europeo a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Il maestro fu Arrigo Sacchi. Poi seguirono la tradizione anche Fabio Capello e Carlo Ancelotti, ancora oggi tra i più strenui assertori del vecchio culto. Parentesi: l’esperienza della difesa a 3 il Milan la visse con Alberto Zaccheroni, vincendo per inciso uno scudetto (di conseguenza se l’inventore del sistema non è l’attuale tecnico del Giappone, tanto meno lo può essere Walter Mazzarri). Ma quella tremenda fissazione di Zaccheroni, che vinse con un organico appena buono, gli costò la panchina di lì a poco. Eresia.

Il calcio evidentemente cambia in fretta le proprie certezze. Soprattutto a fronte di un’ondata di freschezza alla quale tutti si debbono inchinare: 48 gare senza sconfitte in campionato, ecco perché la Juventus di Conte viene presa a musa ispiratrice. Eppure più della metà della serie positiva è frutto del 4-3-3, stando ai numeri fotografati oggi. Il punto è un altro: l’atteggiamento. Tant’è che anche i bianconeri quando interpretano per metà i dettami dell’allenatore vanno in difficoltà.

E, soprattutto, è questione di uomini: Conte passa a 3 perché il sistema esalta Bonucci e Chiellini limando quasi a livello zero alcuni loro evidenti difetti di base. Un scelta di necessità, e non di culto. In pochi l’hanno compreso. Ma di certo oggi è molto più semplice imitare un modulo di gioco che un modo di gioco. E’ più credibile giocare con il 3-5-2 che giocare come il Barcellona.

Insomma, come spesso accade, il calcio italiano ha scelto la via più veloce per cercare di dare un segnale di fronte ai macroscopici problemi che esplodono quando si va in Europa. Non sarà mica un caso che Lazio e Napoli siano a oggi le due squadre più fallose dell’intera Europa League. Il calcio italiano è nella preistoria. Lo dicono gli esteti come gli statistici. E non sarà un culto qualunque a proiettarlo in un futuro che oggi sarebbe pura e semplice normalità.