Fiorentina: Montella punta il record di vittorie di Prandelli

Il primo vero segnale della gestione Montella è finalmente arrivato. Non si tratta più né di parole, né di rondini che non fanno Primavera. Certo la campagna mediatica positiva che ha accolto l'ex aeroplanino in una piazza frizzante quale Firenze, il buon campionato disputato alla guida del Catania, l'idea di una “scelta giovane” hanno fatto la loro parte.

Poi, è toccato al campo. Il nuovo sistema di gioco e l'inserimento cesellato da parte dei tanti nuovi arrivi: trend ancora con pollice in su. L'atteggiamento, sublimato dalla splendida gara interna disputata contro la Juventus: le azioni crescono ancora. Qualche pareggio di troppo e un piccolo rimasuglio di quel senso di frustrazione figlio delle ultime due stagioni non hanno piegato la crescita. Ma poi, oltre che ad uno spettacolo finalmente degno del Franchi di Firenze, ci si mettono i numeri. Che è quel certifica il calcio pur non facendo il calcio.

Di cosa si tratta, dunque? Della terza vittoria consecutiva. Il che parrebbe magari ancora poco. Se non fosse che nel capoluogo toscano una simile sequenza non la vedevano dal maggio del 2009 (4 vittorie in fila, allenatore Prandelli, contro Roma, Torino, Catania e Sampdoria che valsero un filotto da quarto posto cioè qualificazione in Champions...). Sono statistiche fredde, ma solo apparentemente marginali. Perché è nell'entusiasmo che la Fiorentina può riprendersi uno status perso in breve tempo più per malefatte proprie che per sfortune oggettive.

In quel 2008/2009 la Viola, cioè i Della Valle, spesero 50 milioni di euro in sede di calciomercato. Arrivarono Gilardino, Felipe Melo, Vargas, Comotto e Jovetic. A confronto, questa è stata una sessione all'acqua di rose, terminata con la beffa Berbatov e il parafulmine Toni. Vuol dire che di Montella oltre che il segnale c'è anche il segno. La tattica e la trasformazione delle teste. Messe insieme, sono la carta per il successo. Che nel caso della Fiorentina può voler dire lottare subito per quel terzo posto che sarebbe ancora qualcosa di più dell'obiettivo-ricostruire-in-fretta chiesto al tecnico che, insieme a Stramaccioni, è cresciuto da allenatore nel settore giovanile della Roma salvo poi riceverne il commiato.

Lui, Montella, addirittura nel momento in cui iniziava dimostrare di essere un professionista vero. Ma da quelle parti, nella Capitale, preferiscono ancora i Luis Enrique e gli Zdenek Zeman. Uomini di calcio molto pensato e talvolta poco giocato. Senza il senso pratico e l'aplomb che sono la marcia in più di un Montella che ormai ha portato tutti, anche i giornalisti più scettici, dalla propria parte. Anche questo, in ottica di un risultato sportivo sopra le aspettative, può non guastare...

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