Storica Angola, delusione ivoriana


Ieri il Mondiale ha regalato molti spunti interessanti e non può non aver fatto parlare il mondo intero il clamoroso 6-0 dell'Argentina ai danni della Serbia & Montenegro. Tuttavia le altre due partite non sono state meno interessanti ed entrambe hanno, alla fine, decretato qualcosa di importante. Si paventava, anni addietro, un futuro del calcio tinto di africano e dopo le incoraggianti prestazioni di quelle squadre ai passati mondiali non potevano sottovalutarsi le potenzialità del continente nero; nonostante ciò questi mondiali non sono stati a loro favorevoli e la più forte delle 5, la Costa d'Avorio, ha abdicato dopo appena 2 partite.

Gli elefanti centroafricani, dopo la sconfitta di misura contro l'Argentina, sono scesi in campo a Stoccarda desiderosi di potar via dal terreno di gioco punti pesanti per sperare ancora nella qualificazione. Dopo i primi minuti di studio, tutto ad un tratto l'Olanda ha spinto sull'acceleratore e con un uno-due micidiale ha annientato Drogba e soci. Prima Van Persie si è guadagnato una punizione che poi ha realizzato abilmente, quindi Robben ha dato a Van Nistelrooy il pallone del 2-0. A questo punto gli ivoriani si sono svegliati tentando la rimonta disperata: prima è stata la traversa di Zakora a far tremare la difesa orange, quindi Bakari Kone con un tiro perfetto e bello ha battuto Van Der Sar che pur allungandosi non è potuto arrivare sulla palla. Due a uno e partita riaperta ma a questo punto Van Basten mette in ghiaccio la partita e la ripresa non è che uno sterile assedio della Costa d'Avorio, riproponendo un copione che avevamo già visto contro la Seleccion. Alla fine vince 2-1 l'Olanda, per gli elefanti è già l'ora dei processi.

In serata poi l'altra africana, la difensivista Angola di Goncalves, ha strappato uno storico pareggio contro il Messico, 0-0, e a differenza dei più quotati ivoriani, sono ancora in lizza per un clamoroso passaggio del turno. La gara è l'esaltazione del gioco dell'unico allenatore africano presente nella competizione: tutti in difesa e qualche tiro da lontano per tentare il colpaccio (l'attaccante Akwa due giorni fa si era lamentato proprio per questo perché per lui era l'occasione della vita questo mondiale e rimanendo isolato in avanti non ha potuto farsi notare). Il Messico tuttavia ha giocato al piccolo trotto, risparmiandosi all'inverosimile; le sue azioni più pericolose sono nate da Marquez (ha preso un legno in apertura), da Fonseca e da Bravo, che nel finale ha colpito un palo clamoroso. L'Angola pure in dieci (espulso Andrè) ha tenuto duro e ha costruito un fortino intorno a Joao Ricardo e così la squadra più debole del mondiale ha bloccato la testa di serie del gruppo D. Proprio i messicani potranno essere i prossimi avversari di Olanda o di Argentina, se sono questi visti ad Hannover non sarà difficile batterli.

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