Matri non è più lui, le cinque ragioni della crisi dell'attaccante della Juve

La Juve reagisce, torna subito in se stessa e imbocca il mese di Lazio e Milan in campionato più Chelsea e Shakhtar in Champions League. Lo fa con nuovo vigore, resettata e a quanto pare nuovamente affamata: unica stecca nel coro, Alessandro Matri. Sgonfio, nervoso, incoraggiato e pizzicato dal pubblico (un coro a lui e tre minuti dopo un coro a David Trezeguet...) l'ex attaccante del Cagliari non ne ha azzeccata una seppur a margine di una prova generosa, soltanto questo, e con la parziale scusante di 280 minuti consecutivi senza toccare il campo.

Esistono varie chiavi di lettura, ma con cinque parole il discorso può essere circoscritto e raccontato per come sembra, che talvolta non è poi così lontano di una realtà che parla di palese involuzione e piccoli dettagli che fanno la differenza in negativo certificando quasi Matri come l'unico bianconero che non riesce a tradurre la voglia in fame. Vediamoli insieme...

PENSIERO

Matri si sentiva già con un piede e mezzo al servizio di Allegri e del "suo" Milan. Un estate quindi scarica mentalmente, concentrato da buon professionista ad ascoltare Conte fino a che ce ne fosse bisogno e a tenersi a posto a livello atletico. Il pensiero era tradurre tutto questo nel passaggio al Milan, che in parte era già stato scritto prima che i rossoneri virassero a sorpresa su Pazzini pur di liberarsi del bizzoso Cassano. Il destino ha voluto così e Matri non ha saputo reagire.

FRUSTRAZIONE

Il gol non arriva e già prima del gol alla Roma tardava da 8 pesantissimi mesi. Troppo allora, troppo adesso. A prescindere dalle chance, che a conti fatti non sono state poche, avute in stagione dal primo minuto per scelta dello staff tecnico bianconero. L'attuale fase di frustrazione sfocia in un inutile nervosismo e in scelte alquanto bizzarre sottoporta. Se non ancora come l'Amauri di Ferrara e Del Neri, poco ci manca...

DEFICIT

Non lo si può più negare: Matri non riesce a svolgere sul campo i compiti tecnici chiesti dall'allenatore. Evidenti problemi nel lavorare il pallone, poche sponde e imprecise, fretta nel trovare la porta e difficoltà nei corpo a corpo. Insomma, il dna tecnico non si sposa con le necessità di questa Juventus e senza la compensazione che avrebbero i gol il quadro diventa quasi drammatico.

MASSA

Fisicamente è un Matri alla Vialli, evoluto in dimensioni fisiche fino a strutturarsi da centravanti di sfondamento. Ma di quest'ultimo, in valore assoluto, non detiene la cattiveria agonistica e la convinzione mentale. Non va dimenticato infatti che il miglior Matri di Cagliari agiva con una prima punta al suo fianco e principalmente in contropiede. La trasformazione richiestagli è forse eccessiva.

CONCORRENZA

Patire i ballottaggi. Dramma del non-campionissimo che quindi non può avere il posto assicurato in una big. Saper gestire la situazione. Sono difficoltà che Matri ha messo in evidenza (lo dicono le prestazioni e l'improvvisa virata negativa nel rendimento e nelle giocate) fin dal gennaio 2012, cioè al momento dell'arrivo di Borriello a Torino. Oggi le scelte davanti per Conte sono ancora maggiori e uno dei due posti è chiuso in partenza da Vucinic. Un dilemma che, nella girandola operata dal tecnico leccese, per Matri sta diventando una piccola grande agonia.

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