Pierpaolo Marino, con la sua Atalanta (e i "suoi" Quagliarella e Hamsik) l'uomo del momento

Quando si leggono le top 11 dell'ultimo turno di Serie A, si compie sempre un'opera riassuntiva figlia di dati non oggettivi. Dietro, infatti, c'è sempre il gusto di qualcuno che prova a ricostruire una squadra virtuale dando un breviario degli uomini più in vista, per episodi, per prestazione o per exploit, di un determinato ciclo di partite.

Talvolta, in calce a questa top-squadra c'è anche il nome dell'allenatore scelto per l'occasione. Mai e poi mai, il nome di un dirigente. Eppure, i direttori sportivi e i direttori generali possono essere, non così di rado, i veri motori che stanno dietro a determinati risultati di campo. Più di quanto si possa pensare.
Ci fosse lo spazio ad hoc, per quanto riguarda la 12ma giornata del campionato italiano, questi andrebbe di diritto a Pierpaolo Marino, attuale direttore generale dell'Atalanta che è stata capace di fermare il filotto e l'entusiasmo dell'Inter di Stramaccioni.

Una vittoria meritata e a tratti spettacolare, quella degli orobici. Ma in questo fine settimana dell'operato di Marino c'è di più, molto di più. E non soltanto in quel di Bergamo. E non soltanto perché la squadra di Colantuono (mai sfiduciato neppure dopo l'1-5 interno patito contro il Torino) ha sconfitto i nerazzurri. E non solo perché il protagonista è stato German Denis, giocatore tra l'altro presente nel taccuino di Branca, che lo stesso Marino portò a Napoli e poi volle a tutti i costi a Bergamo dopo la parentesi Udinese. Denis è un suo cavallo, guai a chi glielo tocca.

Ci sono infatti stati i segni indelebili di altri due calciatori che di fatto sono sue invenzioni, e non tutti lo ricordano: Fabio Quagliarella e Marek Hamsik. Erano compagni di squadra nel suo Napoli in costruzione, quello che da due stagioni raccoglie i frutti. Quagliarella non è più soltanto l'uomo dei gol impossibili, rilevato a suo tempo dalla Sampdoria, ma un attaccante sulla cui maturità Marino avrebbe scommesso già prima del brutto infortunio.

Hamsik è il capolavoro, anche a distanza di anni: bruciare Milan e Juventus per quel ragazzino esile della Primavera del Brescia fu un colpo da maestro. Lo capirono subito a Castelvolturno. Di questi due, del grande occhio del "maestro" Marino e di come il destino nel calcio talvolta appaia inoppugnabile ne sanno qualcosa Pescara e Genoa. Ovvero due club dove un Pierpaolo Marino alla direzione se lo sognano anche di giorno.

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