Il Palermo comprò due partite, lo rivela il pentito Marcello Trapani


Marcello Trapani era un giovane avvocato palermitano, la sua brillante carriera si è interrotta nel settembre 2008 in seguito al suo arresto per associazione mafiosa. Trapani era infatti l'uomo che gestiva gli affari della famiglia Lo Piccolo e in manette insieme a lui finì anche Giovanni Pecoraro, ex responsabile del settore giovanile del Palermo. Oltre ad essere un avvocato Trapani era anche procuratore di alcuni giovani rosanero, questa sua attività lo ha reso abbastanza noto quindi anche nel mondo del calcio. Tempo fa si è scoperto che il clan dei Lo Piccolo aveva interessi a entrare nel mondo del calcio e per riuscirci non aveva esitato a usare l'arma dell'intimidazione, nel dicembre 2006 l'allora direttore sportivo Rino Foschi si vide recapitare a casa una minacciosa testa d'agnello.

Ora Marcello Trapani è un collaboratore di giustizia, sta aiutando gli inquirenti a ricostruire le manovre dei Lo Piccolo, e dalle sue dichiarazioni sono emersi alcuni particolari scottanti che riguardano direttamente il mondo del calcio e più precisamente il Palermo. Secondo l'avvocato durante il campionato 2002/2003 quando i rosanero inseguivano la promozione in Serie A riuscirono ad aggiustare a loro favore alcune partite, due per la precisione. Per la cronaca la squadra di Zamparini fallì il suo obiettivo restando per un altro anno nella serie cadetta.

Le partite in questione sarebbero Ascoli - Palermo del 24 maggio 2003 finita 1-2 e Palermo - Verona della settimana successiva conclusasi con la vittoria dei siciliani per 2-0, in seguito sarebbe arrivata la cocente sconfitta contro il Lecce all'ultima giornata che avrebbe infranto i sogni di gloria rosanero. Sulle dichiarazioni del pentito vige il segreto istruttorio, la fonte di queste notizie trapelate nelle ultime ore sarebbe però affidabile, si tratta infatti di Rino Foschi che, come spiegato in precedenza, si trovò suo malgrado coinvolto nella vicenda. Non finiscono qui però le magagne che legano la società Palermo Calcio a Cosa Nostra.

Gli inquirenti hanno infatti scoperto che ogni settimana molti biglietti gratuiti venivano girati alla famiglia Lo Piccolo, alcuni di questi servivano come omaggi, la maggior parte però finiva nel giro del bagarinaggio controllato dal clan. Le dichiarazioni di Trapani hanno riaperto dunque il calderone bollente degli affari poco leciti della mafia nel mondo del calcio. Da un punto di vista sportivo il Palermo non rischia niente, gli eventuali reati sarebbero ormai caduti in prescrizione tanto per la giustizia ordinaria quanto per quella sportiva, è certamente però inquietante lo scenario tratteggiato dal pentito. Ricordiamo che ai tempi del suo arresto Zamparini tornò sulla vicenda raccontando alcuni aspetti che non lo avevano convinto durante la sua gestione.

Il patron del Palermo sospettava che Foschi fosse sotto pressione e che comunque si era lasciato intimorire, lo testimoniavano alcune sue mosse poco comprensibili. Un esempio è la promozione a professionisti di 5 ragazzi delle giovanili senza valide motivazioni tecniche, l'arresto di Trapani e Pecoraro suggerì che la mossa del direttore sportivo fosse stata in qualche modo "suggerita" dai due. Adesso la società rosanero potrebbe essere convocata in procura per chiarire alcuni aspetti di questa vicenda nonostante i fatti siano ormai in prescrizione.

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