Israele vede la Terra Promessa: dopo 40 anni "nel deserto" potrebbe tornare ai Mondiali

La storia dell'Israele, intesa come Nazionale di calcio, incomincia nel 1948, il 26 di settembre: fresco di indipendenza, i più forti calciatori del Paese sfidarono gli Stati Uniti perdendo per 1-3. Questa squadra mosse i primi importanti passi nell'AFC, la Federazione Asiatica, partecipando regolarmente alle competizioni continentali e alle qualificazioni per i Mondiali: in bacheca un primo posto (nel '64, anno in cui ospitò la manifestazione), due secondi e un terzo nelle quattro apparizioni nella Coppa d'Asia, più una prestigiosissima qualificazione per i Mondiali messicani del 1970. Non andò propriamente male, ma neanche bene: due pareggi (con Svezia e Italia) e una sconfitta (con l'Uruguay), 13esimo posto e fuori, dunque, al primo turno.

Dal 1974 iniziarono anni duri per la Nazionale Israeliana, quelli dell'esilio: giocava le qualificazioni per i Mondiali (ma solo quelle) dapprima con le squadre europee, quindi andò in Oceania dove vinse facile ma non riuscì a superare (era il '90, anno delle Notti Magiche) lo spareggio con la Colombia (1-0 e 0-0). L'anno dopo fu ammesso nell'UEFA, a titolo ufficiale nel '94: in questi anni le squadre di club israeliane hanno giocato le Coppe Europee e la Nazionale le varie competizioni, sfiorando la partecipazione a Euro 2000 (sconfitta nello spareggio dalla Danimarca). I primi anni del nuovo millennio sono stati quelli di Avraham Grant: buone prestazioni, scalata del ranking UEFA, nessun Mondiale o Europeo.

Il sostituito dell'ex allenatore del Chelsea, il 64enne Dror Kashtan, una istituzione in patria, quest'anno sta compiendo il suo piccolo miracolo, anche se le prossime due partite saranno cruciali, per non dire decisive: inserito nel Gruppo 2 per le qualificazioni a SudAfrica 2010, Israele è secondo a 8 punti, a una lunghezza dalla Grecia e un punto sopra la Svizzera: sabato allo stadio Ramat Gan, distretto di Tel Aviv, arriverà proprio la Grecia e, mercoledì primo aprile, si ripeterà la sfida con gli ellenici che ospiteranno a Creta gli avversari. La squadra è carica e non sta nella pelle di affrontare queste due partite: convocato Yossi Benayoun, nonostante sia acciaccato, il capitano e leader, 28 anni ma già 69 presenze e 18 gol (quinto marcatore della storia).

Il centrocampista del Liverpool ha saltato le sfide dei Reds contro Real Madrid e Manchester United, Kashtan spera vivamente di recuperarlo, altrimenti gli sarà comunque utile per lo spogliatoio. E' in forma invece il portiere, uno dei pochissimi insieme ai suoi due colleghi e al difensore Dedi Ben Dayan ad essere nato negli anni '70 (tutti gli altri hanno da 29 anni in giù): si tratta di Dudu Aouate, 5 anni spesi tra Racing Santander e Deportivo la Coruna e oggi titolare del Maiorca. Poi c'è la "colonia belga": Ziv, Strool e Golan giocano nella Jupiler League, nel Lokeren per la precisione, così come Barda che invece indossa i colori del Genk. Lasciato a casa Pini Balili, attaccante del Sivasspor, autentica rivelazione in Turchia, al suo posto il giovanissimo Sahar, stellina del De Graafschap.

In difesa sicuro di una maglia da titolare Ben Haim, vecchia conoscenza del calcio inglese (ex Chelsea) e ora al Sunderland, così come a centrocampo non potrà mancare Tamir Cohen, attualmente nel Bolton. Ecco cosa ha detto il giocatore dei Wanderers in merito alla situazione attuale della Nazionale israeliana: "Il minimo che possiamo fare è battere la Grecia in casa. Tutti vogliono raggiungere il Mondiale e la Grecia ha molto più da perdere rispetto a noi dato che ha vinto un torneo importante nel 2004. Gli israeliti hanno attraversato il deserto per 40 anni prima di raggiungere la Terra Promessa; 40 anni dopo il Mondiale 1970 è tempo di ripetere la storia. Se vinciamo in casa sarà un grosso incentivo per noi prima della gara di ritorno a Creta". Il girone non è proibitivo, il calcio israeliano è in crescita, le motivazioni non mancano: sarà Israele la sorpresa dei prossimi anni?

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