Robert Pires: parole di fuoco contro il suo ex allenatore Wenger


Si tinge sempre più di tinte forti il prossimo quarto di finale di Champions League tra Villarreal e Arsenal. Le ragioni di tutto questo sono molteplici e chiaramente correlate al prestigio che comporterebbe un’eventuale vittoria della sfida, ma c’è anche dell’altro: la bruciante sconfitta in semifinale patita dai sottomarini proprio contro i gunners, nella stagione 2005/2006, e l’ostilità che un giocatore degli spagnoli nutre per il tecnico dei londinesi, Arsene Wenger. Il calciatore in questione, il classico ex dal dente avvelenato, è Robert Pires. E’ ormai da qualche settimana che il trentaseienne centrocampista francese, attraverso la stampa, lancia bordate volte a screditare l’allenatore alsaziano agli occhi dei suoi tifosi.

Dapprima ha espresso pareri negativi sull’attuale cammino in Premiership della squadra, a soli 38 punti e con un quinto posto in classifica generale, dietro Manchester United, Chelsea, Liverpool ed Aston Villa, con l'eventualità di una prossima stagione vissuta in Coppa Uefa; troppo poco per chi possiede così tanti campioni. Successivamente ha indirizzato meglio la mira puntando sull’orgoglio inglese, affermando di essere a conoscenza del perché di tale situazione, a suo dire essenzialmente legata al poco spirito patriottico presente nella formazione troppo zeppa di giocatori esteri. Queste ultime dichiarazioni hanno toccato un nervo scoperto, al centro, dell’attuale dibattito presente tra i supporters dei cannonieri speranzosi, effettivamente, in un Arsenal più in inglese.

Pires è stato un perno essenziale dei londinesi per 6 stagioni, collezionando ben 189 partite con 62 gol, cavalcando l'onda, da fedele scudiero, sulla scia del tecnico di Strasburgo; ha vinto: 2 campionati inglesi (stagioni 2001/02 e 2003/04), 3 FA Cup (stagioni 2001/02, 2002/03 e 2003/04), 2 Community Shield (stagioni 2002 e 2004) e il premio di FWA (Football Writers's Associations Footballer of the year), prestigioso premio dato dalla stampa inglese, nel 2002. Il calciatore, nato a Reims, fa ricondurre tutta questa sua ostilità verso Wenger ad un momento specifico della sua carriera che, a suo dire, ne ha influenzato pesantemente l'andamento: la sostituzione operata dall'allenatore nella finale di Champions League contro il Barcellona nel 2006.

E' il 17 di maggio, a Parigi, ed al 18° del primo tempo l'attaccante dei blaugrana Eto'o fa commettere fallo da espulsione al portiere avversario Lehmann; Almunia, suo sostituto, è destinato ad entrare in campo, prende il posto del centrocampista francese e la finale verrà persa per 2 a1. Questo episodio, secondo Robert, lo ha costretto ad allontanarsi dall'Arsenal alla fine della stagione e cercare rifugio nella Liga spagnola alla corte del Villarreal. Ora, dopo aver superato un pesante infortunio al ginocchio, dopo esser stato escluso dalla nazionale dei blues per questioni extracalcistiche (Domenech, tecnico transalpino, credente nell'astrologia non vuole in squadra giocatori del segno dello Scorpione), s'è ritagliato, però, un ruolo importante nella formazione dalla casacca amarilla ed è pronto a lottare strenuamente per essa.

Arsene Wenger, dal canto suo, si lascia scivolare il tutto da dosso, può contare sulla fiducia della sua dirigenza, è consapevole dei risultati conseguiti negli ultimi 13 anni e sa di aver un fiuto non comune per i nuovi talenti del calcio mondiale; poco importa se la squadra è una macedonia di giocatori inglesi, francesi, spagnoli, svizzeri, togolesi, ivoriani, russi e quant'altro, l'allenatore dall'altezza dei suoi 191 centimentri, guarda oltre, verso un calcio spumeggiante, giovanile e senza confini, unica alchimia capace di far entusiasmare pienamente le folle. Basterà questo per domare i bellicosi spagnoli nella bolgia dello stadio El Madrigal, guidati dall'orgoglio ferito del vecchio galletto Robert Pires?

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