Atalanta, Alessandro Ruggeri: "Ho lasciato per le intimidazioni degli ultrà"

E' stato il presidente di un club di Serie A in assoluto più giovane. Nel 2008 aveva 21 anni Alessandro Ruggeri quando subentrava al padre Ivan, colpito da ictus, nella proprietà dell'Atalanta. Oggi Ruggeri è tornato a parlare di quel difficile periodo e dell'avvelenato clima che si respirava a quei tempi nella Bergamo calcistica, tra raid al centro sportivo Zingonia, volantini offensivi, bomba carta a pochi metri da casa e tentativi di intimidazioni nei confronti di madre e sorella. Citati anche l'attuale presidente della società orobica, Antonio Percassi, l'ex allenatore Antonio Conte e il capitano storico Cristiano Doni. Tra le parole più clamorose ci sono quelle che riporta stamane La Gazzetta dello Sport:

Senza le intimidazioni degli ultrà, mai e poi mai avrei venduto l'Atalanta. Sarei rimasto e avrei portato la famiglia lontano da Bergamo, una città che non merita niente. Se il processo confermerà le tesi dei magistrati, qualcuno dovrà risarcire tutti i danni.

Il riferimento è all'inchiesta della magistratura che sta facendo emergere intricate relazioni tra ultrà, politica, calciatori e dirigenti dell'Atalanta. Fatti che spiegano le "pressioni di ogni tipo" subìte dalla famiglia Ruggeri in 14 anni di presidenza, "nonostante i risultati fossero in linea con quelli di una squadra di provincia". Pressioni che ci sono state anche quando il club era in vendita. Perché oltre ad Antonio Percassi tra gli acquirenti si erano fatti avanti anche degli stranieri, ma "i tifosi, i politici, persino il giornale cittadino, che non ci ha mai amato, spingevano per Percassi".

Il 24enne ha ripercosso quel tremendo 11 novembre 2007, giorno nel quale morì il tifoso laziale Gabriele Sandri e gli ultrà bergamaschi reagirono con violenze all'interno dello stadio:

Alcuni ultrà abbatterono una vetrata della curva nord con un tombino e la partita fu sospesa. Il giorno dopo papà, col d.g. Giacobazzi, fece firmare ai giocatori una presa di distanza netta da certa gente. In gennaio venne distribuito un volantino violentissimo e tre giorni dopo papà ebbe il malore dal quale non si è più ripreso.

Ruggeri ha comunque ammesso di aver compiuto degli errori, soprattutto nelle relazioni con i tifosi. In alcune intercettazioni infatti compaiono telefonate e sms scambiati con il capo ultrà Bocia:

Tenere rapporti con certi personaggi è stato un grave errore, lo riconosco. L'ho fatto per alleviare le tensioni a mia mamma e a mia sorella. Ma da me non hanno avuto favori, non ho mai regalato biglietti o creato "corsie preferenziali". Gli ultrà fanno anche iniziative positive, e questo è lodevole, ma non è che se uno fa beneficenza poi è bravo a prescindere.

Rivelazioni importanti anche sul rapporto tra Antonio Conte, allora allenatore dell'Atalanta (anche lui chiamò il Bocia), e lo spogliatoio:

Ha sbagliato, come me, a tenere quei rapporti, ma quelle cose me le aveva già dette. Riteneva che la squadra gli fosse ostile, soprattutto i senatori, soprattutto dopo che lui e Doni si erano messi le mani addosso a Livorno. Conte ha un carattere forte, ma persino lui ha dovuto dimettersi, e questo dice molto... Sono legato ad Antonio, mi ha sempre detto le cose prima che succedessero.

Infine su Cristiano Doni al quale "se tornassi indietro non farei il contratto, soprattutto dopo avere saputo del calcioscommesse":

All’epoca era intoccabile, era troppo influente in uno spogliatoio senza personalità. E pensare che qualcuno ha detto che sarebbe stato il presidente ideale.

Il tagliante riferimento finale è a Percassi, attuale Presidente dell'Atalanta, che rilasciò quelle dichiarazioni al raduno del 2011.

 

 

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