Ranieri convocato da Blanc: finisce qui il rapporto tra la Juve e Tinkerman?

Scrivere sulla Juve di questi tempi è cosa facile: basta dare un’occhiata ai risultati, dare ascolto alle decine di voci che si sprecano sui suoi protagonisti e riportare le poche notizie davvero ufficiali che trapelano da Vinovo e dintorni. Tuttavia analizzare i motivi reali che hanno portato in un mese o poco più questa squadra


Scrivere sulla Juve di questi tempi è cosa facile: basta dare un’occhiata ai risultati, dare ascolto alle decine di voci che si sprecano sui suoi protagonisti e riportare le poche notizie davvero ufficiali che trapelano da Vinovo e dintorni. Tuttavia analizzare i motivi reali che hanno portato in un mese o poco più questa squadra dalla serenità alla più totale disperazione, richiede ben più di un copia-incolla: meglio farsi aiutare con una metafora, per di più molto di attualità nell’aprile nero appena conclusosi. Il terremoto.

Gli eventi dell’estate 2006, la famosa Calciopoli, investirono la società bianconera come un vero e proprio sisma: macerie disseminate qua e là, una ricostruzione da attuare in tempi brevi, investitura dei gradi più alti a persone con poca esperienza. Molte le strutture sgretolate: dalla dirigenza a pezzi di reparti, scudetti persisi e soldi andati in fumo; ma anche qualche edificio in piedi come i big rimasti, la passione mai doma dei tifosi, il bianco e nero delle maglie. Insomma il disastro del 2006 lasciava presupporre anni difficili, l’impressione è che nessuno se ne sia mai accorto.

Sacrifici enormi e cuore grande così, in un paio d’anni la Juve era ritornata ai vertici del calcio italiano (dall’1-2 a San Siro contro l’Inter al 4-2 esaltante contro il Milan) e europeo (0-2 al Bernabeu e girone di Champions vinto), il tutto aveva anestetizzato il dolore che comunque in qualche anfratto della struttura bianconera doveva covarsi. Così in aprile i nodi sono venuti al pettine, come se con un po’ di ritardo si facesse sentire lo sciame sismico: poteva la distanza tra vecchi campioni ormai scarichi e giovani rampanti inesperti rimanere incollata nella buona e la cattiva sorte? Col Lecce abbiamo tutti visto che no, non poteva.

Camoranesi e Del Piero che sbottano, De Ceglie che si perde Castillo, Ranieri che perde il timone di mano, effetti a posteriori di un terremoto che non è di aprile 2009 ma che è soltanto l’eco del disastro principale di 3 anni fa. Perché era cosa ardua ricostruire qualcosa uguale e identico a prima, farlo con scelte coraggiose e con uomini troppo diversi per vissuto, capacità, ambizioni. Sciame sismico, si diceva, come quello che portò alle dimissioni di Deschamps, come quello che consentì alla Fiorentina di vincere 2-3 a Torino con disastri a raffica della difesa, come quello del settembre-ottobre scorso (2 punti in 4 partite).

Allora? Che fare? Progettare: quello che forse la dirigenza bianconera non ha mai fatto in questi 30 mesi; fiducia-non fiducia a giocatori (da Buffon a Trezeguet) e allenatori (Deschamps resta-Deschamps va, Ranieri ha un contratto fino al 2010-Ranieri ha i giorni contati); e avere pazienza: nel mercato (da cui trapela troppo, vero Secco?), nei risultati, nelle scelte. La confusione di questi giorni probabilmente è frutto di una gestione dilettantistica di un club che in passato faceva paura e faceva emozionare il mondo intero; ma nulla è perduto: c’è una partita contro il Milan alle porte, una Champions da giocare senza preliminari l’anno prossimo (Fiorentina e Genoa permettendo), giocatori che crescono e migliorano (Marchisio, Sissoko, Amauri, Molinaro, Giovinco).

Stamani si sono incontrati Jean-Claude Blanc e Claudio Ranieri: è stato un incontro normalissimo e non si è parlato affatto di licenziamento a fine stagione, ha fatto sapere la Juve. Ma le solite voci malignano che oggi s’è consumato il divorzio tra il trainer romano e la Vecchia Signora. Quali le colpe del brizzolato allenatore? Cattiva gestione di alcune partite? Carente lettura delle situazioni a partita in corso? Incapacità di aggiustare la difesa una volta che tutti hanno imparato a scardinarla? Ognuno può rispondere come vuole: il sottoscritto non può che pensare a Ranieri come un allenatore che ha dato tanto a questa Juve e che andava protetto molto di più. Ma ormai è tardi: Spalletti è pronto, se non lui Gasperini. Con l’ombra di Ferrara e Conte. La terra continuerà a tremare.