La Juventus e la fascia destra: quali sono i problemi di Lichtsteiner e Isla?

La Juve è stata fin qui una macchina pressoché perfetta, a prescindere dalle due sconfitte e da una Champions League che si risolverà soltanto all'ultimo turno. Pare forse paradossale a dirsi, ma la squadra bianconera forgiata da Conte (mai in panchina in stagione ufficiale, fattore da non sottovalutare) è un passo avanti anche rispetto a se stessa nella straordinaria stagione dello scudetto senza sconfitte.

Lasciamo per una volta da parte lo stucchevole ragionamento sulla punta da 20 gol e guardiamo piuttosto altrove per capire dove il tecnico ancora storce il naso: la fascia destra. Solo e soltanto lì. Perché dopo aver reinventato totalmente il Bonucci giocatore, lanciato Pogba, specializzato da interno Giaccherini e via discorrendo, anche la fascia sinistra in mano ad Asamoah resta un mezzo colpo di genio. Dall'altra parte del campo sembrava tutto invece più semplice e scontato, con tanto di ampia scelta tra il titolare Lichtsteiner, il cavallo Isla, il tuttofare Caceres, il fedelissimo Pepe e ancora un Padoin per tutte le stagioni. E invece, il rompicapo resta irrisolto soprattutto per "colpa" dei primi due.

Lichtsteiner, infatti, ha un problema. Che ha pagato anche con una serie di panchine consecutive mirate al riprendere condizione in vista del match poi vinto contro il Chelsea. Ma il problema è tornato evidente: può un giocatore in piena età professionale costringere un tecnico alla sostituzione annunciata per evidente debito di ossigeno sempre dopo un'ora di gioco? La risposta, a questi livelli, è sempre no. Ecco il problema. Ed ora ecco anche la spiegazione: lo svizzero non ha un calo atletico, lo dicono anche i test.

E neppure psicologico. Semplicemente usura il proprio serbatoio con il 30% in più di consumo rispetto a compagni e avversari. Questo perché la sua croce è principalmente tattica, ovvero troppo spesso fuori posizione nelle spinte e nelle coperture costringendolo ai lavori forzati in quanto a scatti e rincorse per assecondare le richieste dello staff tecnico. A Conte e soci il dovere di trovare una soluzione a salvaguardia di quello che in bianconero è anche un trascinatore.

Capitolo Isla, ancora peggio. Il brutto infortunio di Udine non è alle spalle, principalmente nella testa. Tesi resa evidente nei contrasti poco decisi e nella postura ancora innaturale per un calciatore di slancio come il cileno. Eppoi, di conseguenza, la ricaduta tecnica dello sentirsi insicuri: non è Isla quello che centra Constant su cross quattro volte su quattro, quello che la spedisce in tribuna, quello che fa di tutto per evitare la responsabilità nell'uno contro uno.

Nel suo caso, quindi, i problemi sono più radicali e vanno combattuti alla fonte perché poi il karma negativo ti si ritorce contro (vedi episodio del rigore a San Siro). Se la soluzione a tutto questo è Simone Pepe, ben venga. Consapevoli però che si tratterebbe a conti fatti di una bocciatura concettuale sia in parte del mercato di agosto sia in parte delle valutazioni individuali di chi alla Juve è chiamato a trovare sempre e comunque la quadratura migliore.

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