In Spagna danno Ibra al Barça, i dubbi di Pato e Maicon: e se fosse un bene?


Il Mundo Deportivo dà l'affare per certo: Ibrahimovic andrà al Barcellona in cambio di Samuel Eto'o più dieci milioni di euro. Manca il sì del giocatore ma la sua voglia di fare nuove esperienze alla fine sarà determinante, anche se gli zeri del suo contratto non gli andranno completamente a genio; sarebbe l'ennesima dipartita di un big assoluto dal nostro campionato che così diventerebbe ancora più povero e con poche credenziali. Anche perché sono notizie fresche quelle che arrivano dal Brasile e che vogliono i nazionali verdeoro "scatenati" nel rilasciare dichiarazioni non proprio d'amore verso il nostro calcio: da Pato a Maicon, cresce il malumore.

Il Papero rossonero ha spiazzato tutti rispondendo alla domanda circa il suo futuro: "Il Milan? Devo parlare con Ancelotti, certo che il Chelsea è un grande club"; idem Maicon che ha asserito: "Ho visto Kakà felice e voglio esserlo pure io, sono triste, vado via. L'Inter pensa solo ad accontentare Ibrahimovic e mi tratta con indifferenza, come uno normale. E in 7 giorni in Brasile hanno risolto i miei guai fisici. A Milano no". Malumori crescenti che il ct della nazionale Marcello Lippi ha commentato così: "Per me come ct dell'Italia più stranieri vanno via, e più giocatori italiani ci sono, meglio è". Ma se succedesse questo esodo di massa, che scenari si aprirebbero?

Ci si darebbe una svegliata, ecco cosa! Spagna e Inghilterra (e probabilmente anche Germania) sono avanti come organizzazione e cultura calcistica, l'Italia vive ancora sulla falsariga dei fasti degli anni '90 (iniziati con l'organizzazione del Mondiale) e con gli stessi stadi della TV in bianco e nero. Ma indubbiamente gli italiani sono coloro che sanno giocare meglio al calcio, tanto più se sono in crisi e in situazioni difficili: lo insegna la storia (i due campionati del mondo vinti con le "mutande al sedere"), lo insegna l'orgoglio secolare, lo insegnano i numeri. Ripartire da noi italiani, dai giovani, dai vivai, dai contratti contenuti, non necessariamente risulterà a lungo termine in un lento declino: anzi, rafforzerà la Nazionale, farà risparmiare soldi per la costruzione di società moderne e riporterà il calcio italiano ai livelli di 20 anni fa. Quando in fondo Milan e Juve, Inter e Napoli, Sampdoria e Genoa, Torino e Parma, Cagliari e Roma dominavano in Europa con rose tutte (o quasi) azzurre. Chi ha bisogno di mercenari che vengono da lontano e che pretendono vagonate di euro? Italians do it better. Sempre.

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