L'Italia impantanata nella sabbia d'Egitto : l'ostinato Marcello Lippi sul banco degli imputati


C'è una cosa fondamentale da premettere parlando di Marcello Lippi: al nostro C.t. non manca il coraggio, quel coraggio che per i suoi immarcescibili critici è solo l'altra faccia della sua arroganza. Accettare di riprendere la Nazionale venuta fuori con le ossa rotte dopo l'Europeo condotto, in maniera imbarazzante, da Roberto Donadoni, non è una cosa che avrebbero fatto in molti. Parliamoci chiaro, uno come Lippi avesse voluto "capitalizzare" da un punto di vista economico il successo storico al Mondiale di Germania avrebbe trovato spazio in qualsiasi grande club, non l'ha fatto.

Ora si ritrova sulla panchina più difficile da gestire, con un gruppo di vecchietti che tanto gli hanno dato nel 2006 e che poco sembrano potergli dare nel 2010. Lui va avanti lo stesso, apparentemente senza farsi scalfire. Chiamare Gattuso e fargli fare due partite da titolare dopo un anno passato in infermeria, cosa è? Pensare che Cannavaro, uomo simbolo in Germania e grazioso "birillo" nell'ultima stagione a Madrid, possa essere ancora lo stoico capitano insuperabile, cosa è? Affidarsi ad un Toni che ha sempre deluso in Nazionale o ad un Pepe, onesto giocatore e nulla più, cosa è? Certo non sembrano esserci poi tante alternative migliori nel nostro calcio attuale, ma l'impressione è che andando avanti guidati dalla testardaggine e da un malinteso senso di riconoscenza nei confronti dei suoi campioni del mondo, non sia il modo migliore per spremere il massimo dall'apparente pochezza dei calciatori con passaporto italiano di questa generazione.

Soprattutto tenendo conto di quanti "giovani" restano lì a galleggiare in attesa di un grande salto che i nostri club, soprattutto quelle "grandi" imbottite di argentini e brasiliani, non hanno il coraggio di spingere. Tutto si può ricondurre alla scelta di un anno fa, 26 Giugno 2008, quando decise di tornare in azzurro per affrontare l'avventura del Sud Africa è una follia: quali sono le chance di fare meglio di 4 anni prima? Qualsiasi risultato che non sia la vittoria finale sarebbe una delusione, una sconfitta, una debacle, sarebbe l'occasione buona per vedersi scatenare contro i giornalisti sportivi e i tifosi. Sia quelli più lucidi nelle valutazioni tattiche, ma anche quelli più livorosi per il passato (e il presente) da "juventino" di Lippi e quelli con poca riconoscenza. Da qui, per assurdo, arriva il segnale migliore, la speranza per il futuro di questa nazionale italiana.
Lui soltanto è abbastanza matto e audace (due cose che vanno spesso a braccetto) da tentare il tutto per tutto, anche rischiando un naufragio storico.

La speranza è che abbia anche l'umiltà di provare a virare, facendo qualche scelta diversa da quella che ci si aspetta da lui, accantonando qualche senatore, valutando realmente lo stato di forma dei calciatori senza guardare al pedigree o a quelle che appaiono sue ossessioni. Per fare questo deve sviluppare la consapevolezza che questo gruppo non è in grado di ripetere l'impresa tedesca, di reggere la "tempesta perfetta" uscendone con un trionfo.

Il tonfo con l'Egitto è una di quelle partite che può obbligarlo ad accettare questa realtà.

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