Bora Milutinovic: la storia di un uomo affascinante, l'allenatore giramondo


Se c'è un uomo che può senza ombra di dubbi definirsi cittadino del mondo, quello è Velibor "Bora" Milutinovic, allenatore di calcio che ha coniugato il suo lavoro con la curiosità per le culture diverse, un selezionatore che ha spesso trasformato fanghiglie amorfe in oro colato, un genio del pallone che parla otto lingue. Serbo ma con passaporto messicano per via della moglie, la sua storia da gitano iniziò a metà degli anni '70: dopo aver giocato nei campionati jugoslavo, francese e svizzero, scelse di volare sino in Messico per militare nel Pumas. Scelta che a posteriori gli cambiò la vita, e non solo perché fu a quelle latitudini che trovò l'amore.

Appesi gli scarpini al chiodo (era un centrocampista), iniziò subito la carriera da allenatore proprio nel Pumas, salvo poi accettare un prestigiosissimo incarico: guidare la Nazionale messicana nei mondiali di casa, nel 1986. Lavorò con entusiasmo, si impegnò al massimo e alla fine il Messico si rivelò una piacevole sorpresa: uscì ai quarti di finale, ma solo ai rigori e contro la Germania Ovest. Archiviata la delusione abbandonò il suo paese adottivo e si spostò di pochi chilometri: divenne ct della Costarica, nazionale sconosciuta che mai aveva partecipato a un Mondiale. Lui là trascinò a Italia '90, i centroamericani passarono anche il primo turno, prendeva forma il mito di Bora.

C'è da sottolineare come Milutinovic, tra Messico e Costarica, imboccò senza fortuna la strada di allenatore di club: prima il San Lorenzo, poi l'Udinese in Serie B; fu esonerato dopo 8 giornate a causa di sconfitte a raffica per un gioco spropositatamente offensivo. E malissimo andò coi New York Metrostars anni dopo, dove fu capace di perdere quasi tutte le partite. Ma con le Nazionali, beh, con quelle lui ci ha sempre saputo fare: nel 1991 si sedette sulla panchina degli Stati Uniti per preparare la Nazionale Usa ai mondiali casalinghi. Ancora primo turno passato, ancora fuori agli ottavi con un risicato 1-0 del Brasile. Dopo un ritorno al Messico (con un bronzo in Coppa America), fu il momento dell'Africa: Bora divenne ct della Nigeria.

A Francia '98 le aquile verdi nigeriane sbalordirono il mondo: prime due partite e 6 punti, la squadra girava a mille, Milutinovic si sfregava le mani. Fino al black-out contro la Danimarca, quando gli estrosi giocatori nigeriani si misero a fare di testa propria facendo dannare il loro comandante serbo. Dopo la disastrosa parentesi a New York, accettò la sfida più audace: conquistare anche l'Asia con la Cina, paese appassionatissimo di calcio che mai aveva avuto l'onore di partecipare a un Mondiale. Con la vittoria sull'Oman all'ultima giornata del girone di qualificazione, la Cina di Milutinovic strappò il biglietto per la Corea e il Giappone: Bora divenne quasi un eroe nazionale, peccato che ai mondiali i volenterosi cinesi non riuscirono a passare il primo turno.

Duemilatre, il tempo di ritornare alle origini: se ne tornò in America Centrale per allenare Suazo e soci, in altre parole per diventare selezionatore dell'Honduras. Diverbi con la federazione lo portarono però alle dimissioni, così tentò per l'ennesima volta l'avventura da allenatore di club, in Qatar, con l'Al-Sadd; quindi ancora Caraibi, ma con la Giamaica andò decisamente male e dopo sei sconfitte consecutive fu sollevato dall'incarico. Deluso? Stanco? Macché, biglietto aereo per Baghdad in tasca, due mesi fa Milutinovic è atterrato in Iraq per prendere le redini della nazionale locale, tra l'altro campione d'Asia in carica; e per poco non stava regalando agli iracheni la qualificazione alle semifinali di Confederations Cup: bastava un gol, ieri sera. Ma comunque applausi: zero gol fatti, vero, ma solo uno subito.

Il suo contratto con l'Iraq è scaduto ieri (aveva firmato per tre soli mesi), ma la federazione irachena punta di convincerlo a rimanere. "Il suo impegno era di soli tre mesi perché è difficile per lui venire a vivere in Iraq con la famiglia, ma spero che voglia restare con noi perché nel 2011 disputeremo la coppa d'Asia" ha detto il numero uno della federcalcio Hussein Said Mohammed. Milutinovic è una volpe di quelle rare. Quale la prossima tappa del suo giro del mondo?

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