Cannavaro e la crisi azzurra: "Se volete mi faccio da parte"


Giugno 2009, l'Italia riscopre (per l'ennesima volta) di avere almeno 20 milioni di commissari tecnici della Nazionale di calcio; dopo il flop nella Confederations Cup (che, è bene ricordarlo, è in fin dei conti un torneo amichevole) ognuno ha la sua formula per rigenerare questa squadra, apparsa lenta e svogliata in Sud Africa. A Fiumicino, al ritorno degli azzurri, nessuna contestazione ma solo affetto per i nostri calciatori; tuttavia una mezza rifondazione appare necessaria: Cassano è il nome più gettonato se si parla di innesti, Toni e Zambrotta quelli che sanno ormai di vecchio e che andrebbero sostituiti. Il capitano Fabio Cannavaro usa parole non banali.

"Basta con questa storia dei vecchi, è diventata una moda. Se proprio do fastidio, il mio posto è a disposizione: ma decide Lippi. Io non sono qui solo perché ho alzato la Coppa del Mondo, tutti hanno in mente le sette partite di Germania 2006, e a confronto gioco sempre male. Ma come Lippi credo che i giocatori che sono qui sono i migliori offerti al momento dal nostro calcio. Fenomeni, in giro per il calcio italiano, non ne vedo" ha detto il 36enne difensore che l'anno prossimo giocherà nella Juve. Dichiarazioni non proprio morbide, seguite da una chiara apertura a Cassano, il genio di Bari Vecchia.

"Cassano? Non è vero che il gruppo non lo vuole. Siamo tutti legati ad Antonio, gli ho detto tante volte che ha pagato i suoi errori. Decide Lippi, ma a Genova ha trovato tranquillità e una fidanzata, spero faccia bene il prossimo anno, e allora potrà venire in nazionale: ha le qualità per stare qui" è convinto il napoletano, che poi torna a parlare della situazione generale del calcio italiano: "Non ci sono più i Totti, i Baggio, i Del Piero. Bisogna ricostruire, e non solo la nazionale. Partiamo dalle infrastrutture, gli stadi, ma anche dai settori giovanili. Oggi un difensore basta che sia alto bello biondo e faccia un dribbling, e si pensa possa giocare". Di certo non parla di Moris Carrozzieri, ma allora di chi?

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