Saltano le trattative per la modifica della “legge Beckham”, la Spagna resta un paradiso fiscale per i calciatori

Sembrava dovesse finire il periodo di vacche grasse per i calciatori stranieri che giocano nella Liga, visto il periodo di crisi generale i partiti della sinistra, compreso il PSOE di Zapatero, avevano chiesto di rivedere quella clausola denominata “Beckham” per la quale gli stranieri che lavorano in Spagna possono godere di aliquote fiscali agevolate per


Sembrava dovesse finire il periodo di vacche grasse per i calciatori stranieri che giocano nella Liga, visto il periodo di crisi generale i partiti della sinistra, compreso il PSOE di Zapatero, avevano chiesto di rivedere quella clausola denominata “Beckham” per la quale gli stranieri che lavorano in Spagna possono godere di aliquote fiscali agevolate per i primi sei anni. Purtroppo invece dopo lunghe consultazioni niente è cambiato, l’accordo è saltato all’ultimo momento e Cristiano Ronaldo e Kakà potranno continuare a godere di privilegi in genere riservati alla classe operaie.

Questa normativa, ribattezzata “legge Beckham“, è stata introdotta nel 2002 proprio per facilitare l’ingaggio dell’inglese da parte del Real Madrid. In pratica in questo modo i lavoratori stranieri in Spagna, con un preavviso di sei mesi prima dell’inizio della loro attività lavorativa, possono godere di un’aliquota fiscale pari al 24% annuo, la stessa di chi dichiara 17 mila euro all’anno. Per gli spagnoli milionari, come appunto i calciatori, l’aliquota prevista è invece pari al 43%. Facendo due conti quindi il Real, ad esempio, deve pagare la stessa somma lorda per gli ingaggi di Ronaldo e di Raul con la differenza che al netto il primo guadagnerà 9 milioni, il secondo ne percepisce invece “soltanto” 6. Allo stesso modo Perez è stato in grado di offrire a Kakà un ingaggio superiore a quello percepito al Milan spendendo meno.

Alla fine l’accordo sembra essere saltato per colpa proprio del PSOE che ha ceduto alle pressioni dei catalani del CiU. Florentino Perez tira un sospiro di sollievo e potrà continuare ad allestire una squadra zeppa di campioni. A questo punto l’unica possibilità di cambiamento potrà arrivare in caso di pressioni dall’alto, il riferimento è all’Uefa o alla stessa comunità europea, fino a quando questo non accadrà i club spagnoli godranno sempre di questo grande vantaggio nei confronti degli avversari del resto d’Europa.

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